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		<title>UNA REGIA POSTMODERNAPER &#8220;L&#8217;OPERA DA TRE SOLDI&#8221;Annalisa Castellitti</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 14:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<b>Luca De Fusco ha presentato al PAN lo spettacolo che debutterà il 13 luglio all’Albergo dei Poveri.</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: normal;">D<span style="font-size: xx-small;">ebutterà il 13 luglio, in prima assoluta nel cortile quadrato del Real Albergo dei Poveri, uno degli spettacoli più attesi della quarta edizione del Napoli Teatro Festival: “L’opera da tre soldi” di Bertolt Brecht e Kurt Weill, per la regia del direttore artistico del Festival, Luca De Fusco. A rivelare le ragioni che hanno motivato la messa in scena del capolavoro brechtiano, che viene presentato nella nuova traduzione di Paola Capriolo, è stato lo stesso De Fusco, intervistato dalla giornalista e scrittrice Giuliana Gargiulo nell’ambito del ciclo di incontri organizzati al Pan e curati da Francesco Somma. Lo spettacolo, con repliche fino a domenica 16 luglio, sarà interpretato da Massimo Ranieri nel ruolo di Mackie Messer, Lina Sastri in quello della prostituta Jenny e Gaia Aprea nel personaggio della giovane Polly, affiancati da un numeroso cast di attori-cantanti, mentre la musica di Weill è stata affidata all’Orchestra del Teatro di San Carlo diretta da Francesco Lanzilotta.</span></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><strong>Come nasce l’idea di portare in scena “L’opera da tre soldi”?<br />
</strong></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-weight: normal;">«Questo spettacolo doveva debuttare esattamente un anno fa durante la scorsa edizione del Festival, dopo aver convinto Massimo Ranieri che era arrivato il momento giusto per interpretare il ruolo di Mackie Messer. Tuttavia, mi resi conto che nessun teatro stabile italiano avrebbe potuto produrre “L’opera da tre soldi”, poiché la quantità di personaggi che sono in scena è tale che un teatro di prosa non può permetterne la fisica effettuazione. Ma una volta ottenuta la disponibilità del San Carlo e di Renato Quaglia, gli impegni televisivi di Ranieri hanno reso impossibile la realizzazione».</span><br />
</span><span style="font-size: x-small;"><strong>Quali sono le novità dal punto di vista della regia?<br />
</strong></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-weight: normal;">«Si tratta di una regia “postmoderna” che si basa sulla scenografia di Fabrizio Plessi, uno dei più noti videoartisti italiani, ed è finalizzata alla valorizzazione del contesto scenico. Su una riproduzione fotografica di una facciata dello storico edificio di Piazza Carlo III saranno installati, al posto dei balconi, una serie di televisori che riprodurranno immagini di Napoli in bianco e nero in grado di raccontare la città sia nell’ambientazione del secondo dopoguerra sia nella sua rinascita come metropoli. I contenuti delle immagini, allusivi e privi di riferimenti alla cronaca, hanno la funzione di definire gli spazi e di conferire alla rappresentazione una dimensione atemporale ed immaginativa, accentuata anche dai costumi. Per quanto riguarda l’adattamento del testo, ho diviso lo spettacolo in tre parti con due intervalli, senza tagliare né un rigo né una nota dell</span><span style="font-weight: normal;">’opera originale».</span><br />
</span><span style="font-size: x-small;"><strong>Quanto è stato attualizzato il testo?<br />
</strong></span><span style="font-size: x-small;">«Tenendo conto che Brecht, come Pirandello, è stato capace di comprendere in che modo il mostrarsi prevale sull’essere, il mio proposito è quello di spingere il pubblico a riflettere proprio sulla dicotomia essere-apparire insita in questo testo, ma tanto attuale nella nostra società».<br />
</span><span style="font-size: x-small;"><strong>Come è stato il suo rapporto con la compagnia?<br />
</strong></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-weight: normal;">«Il rapporto con Ranieri è stato fantastico, ma lo stesso vale per Lina Sastri e per il resto della compagnia, nella quale fanno parte anche i miei attori, come Gaia Aprea. Un artista è sempre il suo gruppo, dato che il teatro è una squadra. E la mia squadra gioca su due settori, canto e recitazione, poiché sono convinto che la scissione delle discipline dal vivo non corrisponda alla realtà del palcoscenico».</span><br />
</span><span style="font-size: x-small;"><strong>Quali sono le difficoltà che ha riscontrato?<br />
</strong></span><span style="font-weight: normal;"><span style="font-size: x-small;">«Questo allestimento è stato sicuramente la cosa più difficile che abbia mai fatto nella mia carriera di regista, dato che coinvolge un gran numero di attori e cantanti. È quasi come se facessi la regia di un’opera lirica, perché ogni canzone va provata e riprovata. Non è stata una cosa facile, inoltre, formare un cast con attori</span><span style="font-size: xx-small;"> che sapessero cantare al meglio e, allo stesso tempo, cantanti che sapessero recitare al meglio. Lo spettacolo è lungo e, quindi, abbiamo avuto anche il timore fisico di non farcela».</span></span></h2>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
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		<title>NAPOLI PIANGE GINO MARINGOLAAlessandro Pellino</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 20:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<b>L'ultimo grande rappresentante di una grande scuola di teatro: Una vita spesa per il teatro e nel teatro, un cammino irto di difficoltà che solo una gran tempra ed una non comune forza di volontà hanno potuto sopportarne il peso e le iniziali umiliazioni. </b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/07/contratto_big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9626" title="contratto_big" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/07/contratto_big-300x240.jpg" alt="contratto_big" width="300" height="240" /></a>Napoli piange la morte di <strong>Gino Maringola</strong>, ultimo grande rappresentante di una grande scuola di teatro. Una vita spesa per il teatro e nel teatro, un cammino irto di difficoltà che solo una gran tempra ed una non comune forza di volontà hanno potuto sopportarne il peso e le iniziali umiliazioni. Ma la consapevolezza dei propri mezzi, la caparbietà ed una nobile forza d&#8217;animo hanno irrigato i solchi scavati con le unghie, permettendone la ricca messe. Gino Maringola é nato a Napoli il 17 novembre del 1917, ma la proverbiale superstizione dei concittadini di Eumelio Falero, lo vedono nato anagraficamente il 13, in modo da bilanciarne il destino. Rimasto, in tenera età, orfano del padre Carmine, Gino, sotto la guida dello zio Cosimo, venne avviato agli studi elementari, non disdegnando di frequentare la basilica del Carmine, del cui coro faceva parte. All&#8217;età di 19 anni fu assunto dal Silurificio italiano dove, negli intervalli di tempo, deliziava i suoi colleghi cantando deliziose melodie partenopee. La sua voce, potente e melodiosa, fece sì che, dopo un lungo ed estenuante andirivieni dalle case editrici, il suo nome potesse essere scritto nell&#8217;Olimpo dei cantanti napoletani. Subito dopo il gran passo. Gino venne scritturato come cantante solista da Alfredo Thomas con il quale girò per i teatri più belli d&#8217;Italia ricevendo consensi e plausi. La sua carriera, esclusivamente come cantante, durò sino al 1940, allorquando venne chiamato da Salvatore Cafiero, per far parte della rinata Cafiero-Fumo. Se il provino come cantante lasciò soddisfatto il buon don Salvatore, questi non potette far salti di gioia quando il caro Gino passò alla recitazione. Si drizzarono invece le antenne ad Eugenio Fumo, gran talent-scout, il quale intravide in quella stentorea recitazione il preludio di quello che avrebbe rappresentato, per il teatro, il Maringola. Così sotto la saggia guida e gli insegnamenti di Eugenio Fumo, il Nostro iniziò la sua avventura nel teatro. Neanche gli anni spesi per la difesa della patria fermarono il caro Gino che, durante il servizio militare, continuò a recitare e cantare, per procurarsi di che sfamare la moglie ed i figli, rischiando anche la galera quando, per recitare al teatro Iovinelli di Roma nella compagnia di Mimì Maggio, rasentò più volte il codice militare. Ha Lavorato nelle compagnie più importanti accanto a nomi quali Amedeo Girard, Achille Pansini, Raffaele e Gennaro Di Napoli ed Oscar Di Maio.</p>
<p><a href="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/07/Gino_Maringola.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9628" title="Gino_Maringola" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/07/Gino_Maringola-300x205.jpg" alt="Gino_Maringola" width="300" height="205" /></a>Negli anni &#8217;53-&#8217;54 e &#8217;56-&#8217;58 lo troviamo al teatro del Popolo, prima sotto la saggia e competente direzione di Vittorio Viviani e poi sotto quella più approssimativa e fallimentare di Mario Mangini, in compagnia di valentissimi attori che rispondevano al nome di Luisella Viviani, Ugo D&#8217;Alessio, Gennaro Di Napoli, Rino Genovese ed il camaleontico Agostino Salvietti. Il suo impegno, il suo carattere ma soprattutto la grande versatilità ne hanno fatto un punto di riferimento nel mondo del teatro e la sua recitazione ha costituito, per molti attori, un modello a cui rifarsi. Il compianto amico Nino Taranto pretese la partecipazione di Gino Maringola ad importanti rappresentazioni come quelle del repertorio Vivianesco, di cui ricordiamo le più importanti e cioè Guappo di cartone, L&#8217;ultimo scugnizzo e Spusalizio. Tutti i grandi attori si sono giovati dell&#8217;arte del Maringola a partire da Salvatore De Muto, Gino Cervi, Emma Gramatica, Elsa Merlini, Nando Gazzolo e per finire, il grande direttore Eduardo De Filippo. Per la televisione di stato, nell&#8217;arco di lunghi anni, ha preso parte alle più importanti produzioni, tra le quali val la pena di evidenziare: Delitto e castigo, Madame Curie, Luisa Sanfelice, Lungo il fiume sull&#8217;acqua, Il cappello del prete, L&#8217;eredità della priora, Il santo, Il caso Matteotti. Ma quest&#8217;elenco rappresenta solo una piccola parte dei lavori di Gino Maringola per la RAI che, da un computo sommario, assommano a più di un centinaio.</p>
<p><a href="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/07/F61C10ECA99BBA4B7A1EB4_Large.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9627" title="F61C10ECA99BBA4B7A1EB4_Large" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/07/F61C10ECA99BBA4B7A1EB4_Large-300x225.jpg" alt="F61C10ECA99BBA4B7A1EB4_Large" width="300" height="225" /></a>Nella stagione teatrale 1967-68, Eduardo lo volle al San Ferdinando per tenere a battesimo un giovane che faceva timidamente il suo esordio nel mondo del teatro, questo giovanotto di belle speranze rispondeva al nome di Luca Della Porta, ma in realtà il suo vero cognome era De Filippo. Il grande Direttore desiderava che in quell&#8217;esordio il figliolo fosse affiancato da gente di sicuro affidamento ed a tal uopo oltre al Maringola scritturò anche il pulcinella Giovanni Crosio ed Anna Maria Ackermann, i quali guidarono con mano esperta il giovane Luca e lo spettacolo ebbe un lusinghiero successo. Ma chi é veramente Gino Maringola? E&#8217; forse il furbo ed irascibile Pasquale Cupiello? Oppure il calmo e riflessivo Fabio Della Ragione del Sindaco del rione Sanità? E&#8217; l&#8217;ambiguo Pasquale Cimmaruta de Le voci di dentro o il pavido ed egoista Cuozzo o, ancora, l&#8217;eterno riconoscente Giacomino Trocina de Il Contratto ? Egli possiede &#8220;Tutte le corde&#8221; per essere sia l&#8217;uno che l&#8217;altro ed in più, riesce a modificare la sua maschera divenendo ora burbero e truce, ora dolce e buono, fino ad apparire ingenuo e credulone. Fine poeta e dolce cantore, Gino Maringola, ha saputo cogliere nel cuore napoletano tutti i più nobili sentimenti, trascrivendoli in due stupende raccolte di poesia che rappresentano lo specchio di un mondo stupendo, un mondo ché é quello napoletano, fatto d&#8217;amore e di poesia. Pur se costretto, dai tempi e dagli eventi, Gino ha giocato un brutto tiro al mondo del teatro, privandolo, anzitempo, di una delle sue più degne ed espressive figure. In una fredda e triste sera egli annunziò al proprio cuore, che con riluttanza ne prendeva atto, il suo definitivo ritiro dalle scene teatrali. Tra gli affetti familiari, si gode il meritato riposo del guerriero, anche se, nell&#8217;intimo del suo cuore rimpiange le fughe dagli alberghi, gli angusti camerini, i ceroni e le creme, gli abiti di scena, le luci, gli scenari, gli applausi, i trionfi, i sinceri consensi e tutto ciò che, per più di cinquant&#8217;anni ha rappresentato il companatico della sua vita, una vita spesa per il teatro. Ritiratosi dalle scene ha vissuto con i suoi cari nella sua casa ai quartieri spagnoli fino alla  notte del 26 maggio quando si è spento, all’età di 94 anni, tra il dolore dei suoi familiari.</p>
<p>​</p>
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		<title>SCATTI DISTRATTI</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 08:55:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<b>E' il nome della personale fotografica di Stefania Pompilio che verrà  inaugurata il prossimo Giovedi 16 Giugno alle 19:00 presso il Museo dell'Opera di Santa Chiara. L'ingresso al vernissage è gratuito, la mostra sarà visitabile fino al 3 Luglio.</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si inaugura giovedì 16.6.2011 alle 19:00, c/o il Museo dell’Opera di Santa Chiara (via S. Chiara n. 49/C – Napoli), “SCATTI DISTRATTI”, la personale fotografica di STEFANIA POMPILIO. Ingresso gratuito al vernissage. La mostra è visitabile sino al 3 luglio secondo gli orari del Museo e con il biglietto d’accesso allo stesso.<br />
Nella solenne location del Museo dell’Opera della basilica di Santa Chiara, con un allestimento agile, elegante, sobrio ed essenziale, Stefania Pompilio accoglie il suo pubblico, scortandolo in un percorso scandito da 40 tappe, di cui 33 f.tp 30&#215;40 e 7 f.tl 61&#215;45, 36 in bianco e nero, solo 4 a colori, tutte realizzate con camera digitale canon compatta.<br />
“Scatti distratti”, dunque, questo il titolo della prima personale della Pompilio, e che – a dire il vero – di ‘distratto’ non hanno nulla, anzi, sono l’esito di una sapiente e consapevole sottrazione di momenti e spaccati preziosi dall’oblio e dall’indifferenza di un tempo accelerato, qui scomposto in frammenti unici e irrinunciabili, grazie a una sensibilità acuta e cosciente e a un occhio attento, avvezzo all’osservazione, capace di cogliere e immortalare il frutto nascosto, il gioco più autentico, celati dietro la mera sembianza superficiale. E seppur di esordio si tratta, non sfuggendo, perciò, a qualche inevitabile, minima smagliatura tecnica, dovuta a un obiettivo ancora un po’ ‘acerbo’, la composizione d’insieme dei 40 scatti non ne risente affatto, i giochi di luce e ombre si rivelano ben calibrati, la scelta del bianco e nero raffinata ma mai di maniera, i contenuti e i soggetti delle foto preganti e di forte intensità.</p>
<div id="attachment_9362" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/06/19-bis.jpg"><img class="size-medium wp-image-9362" title="19! bis" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/06/19-bis-300x201.jpg" alt="foto in bianco e nero" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">foto in bianco e nero</p></div>
<p>Scatti di viaggio, sembrano essere quelli che la Pompilio presenta in questo corpus espositivo, laddove le cornici e le ambientazioni sono diverse in una proposizione dinamica, anche se al tempo stesso, il motivo dominante dell’attesa si pone in apparente antitesti con tale dinamismo. E non è l’unica antinomia che vive nel cuore del progetto della creativa napoletana: spesso al centro dei suoi ritratti, che coprono un arco diacronico di circa due anni, campeggiano contrasti voluti. Un vecchio pescatore solitario su una banchina nelle prime luci del mattino, contraddistinto dalla classica pelle bruna, arsa dal sole, ma da una chioma canuta; i colori accesi e vivi della vetrina di un noto negozio di dolci a Berlino e l’aspetto studiatamente trasandato di un giovane passante in primo piano; la contrapposizione dei colori di due gomene abbracciate, come due amanti, in un nodo indissolubile; la nuance argentea, pura luce naturale, di due pesci bandiera, avvinghiati in una cassetta su di un molo di Ischia, e così a seguire. E se l’attesa nelle sue varie manifestazioni – come già accennato – è una delle voci più ricorrenti nella sintassi visiva della Pompilio, il mare è il controcanto. Un mare che, se non presente, è comunque evocato: nelle gomene di cui sopra, in un’improvvisata edicola votiva sulla spiaggia di Miseno, di vaga reminiscenza ‘verghiana’ per l’atmosfera, nei lungomare di Nizza, Ischia, Napoli o nei canali, nei palazzi e nelle passeggiate di un’inedita e splendida laguna di Venezia. Binomi e dicotomie negli scatti della Pompilio: da un lato, mare in perenne moto, dall’altro attesa statica, che talvolta addirittura sembra aver rinunciato all’oggetto delle proprie aspettative, come nello sguardo di un anziano clochard, protagonista di una foto ripresa a Bologna nel 2010.<br />
La nitidezza della luce di questi scatti, la composizione plastica, armonica ed equilibrata, il potere evocativo di ogni singola immagine, l’attenzione ai riflessi e ai chiaroscuri, tipici del bianco e nero, il lirismo del dettaglio strappato al tutto per divenire particolare assoluto e materia di attenzione, la spontaneità di cose semplici e di brevi momenti, elevati a elementi dotati di dignità e valore artistici. Sono tutte queste le peculiarità che segnano il modo di vedere e reinventare la realtà da parte di Stefania Pompilio. Ed è così che una luna può arrivare a specchiarsi in un vecchio tavolino rotondo di un bar, divenendo essa stessa ‘di legno’; o che un ambulante sulla spiaggia, affidando al vento i suoi parei, crei, con ombre e riflessi, una sorta di gioco fantastico; o che infine un’impalcatura, posta per necessità nella laguna veneta per l’acqua alta, si ritrovi a fungere da ‘panchina’ per una coppia di padre e figlio che, da turisti, elargiscono qualche briciola ai colombi.<br />
Sprazzi di vita, schegge di esistenza, altrimenti perdute, finiscono in tal modo nell’obiettivo della Pompilio, tessere a se stanti eppure inscindibili di un unico grande mosaico della persistenza della memoria.</p>
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		<title>&#8220;LA CITTA&#8217; OBLIQUA&#8221;LE SCALE DI NAPOLISI FANNO POESIAAntonio Mocciola</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 23:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<b>Il Libro d'Arte di Purini e Leone</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/03/citta_obliqua_web_grande.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8347" title="citta_obliqua_web_grande" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/03/citta_obliqua_web_grande-237x300.jpg" alt="citta_obliqua_web_grande" width="237" height="300" /></a></p>
<p>Ecco un libro d’Arte indispensabile per guardare Napoli da una prospettiva “diversa”, quella delle scale che ovunque l’attraversano, dal mare fino all’eremo dei Camaldoli. L’opera, firmata dal giornalista e fotografo Cesare Purini e dall’insigne giornalista Giovanni Leone, affida a brevi didascalie e splendide foto tutte le suggestioni di quella “Città obliqua” che l’architetto Edoardo Bennato cantava già trent’anni fa e che soprattutto i napoletani di collina imparano a conoscere già dai primi anni di vita. Scorci suggestivi, angoli di paradiso, ma anche degrado, incuria, dimenticanza. C’è tutta l’essenza di Napoli in questo libro accurato e prezioso, in cui ognuno può riconoscere un proprio passo, un proprio tocco di vita.</p>
<p>Ottima la grafica e molto giusta l’idea di dividere la città per quartieri, “La città obliqua” (Rogiosi Editore) si staglia tra le opere più nobili ed eleganti mai edite su questa bella e dolente metropoli, e nello stesso tempo avverte sulla caducità delle cose, che non sono immortali, proprio come noi. Salvare le scale di Napoli significa salvaguardare la nostra storia, ed infine la nostra napoletanità.</p>
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		<title>HOMEBOOK &#8211; DISASTERBOOKLA MOSTRA FOTOGRAFICADI MARCO IANNACCONE</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 09:13:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<b>Da oggi (venerdì 4 marzo 2011) fino al 16 marzo, l’artista, Marco Iannaccone, esporrà, al Maschio Angioino (Antisala dei Baroni) i suoi due ultimi progetti fotografici - “Plastic Art Trash” e “Homebook - Disaster Book”. L’inaugurazione è prevista per oggi alle 16:30. Iannaccone curerà anche l’allestimento della mostra.</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address><tt style="font-style: normal;"></p>
<div id="attachment_8120" class="wp-caption alignleft" style="width: 222px"><a href="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/03/Gioconda_copia_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-8120" title="Gioconda_copia_2" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2011/03/Gioconda_copia_2-212x300.jpg" alt="&lt;b&gt;Munnez Lisa&lt;/b&gt;" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Munnez Lisa</p></div>
<p></tt><tt style="font-style: normal;"></tt><tt style="font-style: normal;"></tt></p>
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<p><tt style="font-style: normal;">Marco Iannaccone facendo un uso deliberato, consapevole e sofisticato del  kitsch nell'arte ci serve Homebook.  Con occhio allucinato e un po’ morboso smonta e ricompone i tasselli di una noiosa vita metropolitana dandoci qualcosa che come specchi e pezzetti di vetro o plastica colorati, crea immagini volte a fare uscire il  silenzioso  mostriciattolo che abbiamo dentro. Queste foto di Marco Iannaccone, rivelano microcosmi atroci e disperati in cui incrociano strazio, pena, delirio e oltraggio, in luce gotica e notturna, volti immortalati e contrastanti, quasi fossero mosaici bizantini  in chiave kitsch, che celebrano il colore sulla forma e prediligendo il graffio sulla tela al gesto rassicurante. Eccoci rappresentati dalle zoommate di Iannaccone: la Sig.ra Nancy Brilla o Mister Virtù Alex, Lady Abban Donata o i Sig.ri Grandi Marroni non solo creature nate dalla sua fantasia ma, ognuno di  noi che vive inconsapevolmente circuito, abbacinato,abbindolato dalla Storia.  PLASTIC ART TRASH Una mostra sul degrado, sulla bellezza che si disintegra come nel quadro di Dorian Gray. Marco Iannaccone compie un viaggio: un viaggio  fantasioso e tragico, un excursus nei capolavori artistici, che rappresentano la nostra storia e che avremmo tutti il dovere di proteggere e trasmettere ai posteri.<br />
</tt><tt style="font-style: normal;">“Addio, mia bella Napoli!“ è un omaggio insieme malinconico ed affettuoso alla bellezza di questa città ingabbiata e soffocata dall’immondizia e da rifiuti che non risparmiano nulla. Una terra malata, un mare violato dal quale tutte le creature, anche quelle mitologiche, ritornano per aprirci  gli occhi.  Ecco Ofelia di Millet, fotografata su una spiaggia piena di spazzatura, le “due Frida” dell’artista messicana Frida Kalho: un cuore gettato nei rifiuti, perché “il cattivo amore è immondizia” poi Caravaggio, la “Medusa  pietrificata”, con i capelli pieni di sacchetti e serpi, con il “Narciso del  Percolato”, che si specchia in uno stagno inquinato, e ancora “Giuditta Killer Trash” e il “Il ragazzo colpito dal tamarro”. La “Gioconda” di  Leonardo si trasforma in “Munnez Lisa” e la “Venere” di Botticelli in “La Venere del putridume”: ironicamente e spietatamente le forme si ricoprono di spazzatura, anche tra le dita del “Rifiuto Universale” e nel “Cristo  contaminato”. Il forte impatto visivo ed emotivo spinge tutti a riflettere come un’opera d’arte debba restare sempre “divina” e la bellezza che sprigiona possa essere  appannata ma non cancellata. Da qui il grido che vuole Napoli, rinascere e  riprendere il suo ruolo di capitale artistico - culturale. I quadri riprodotti da Marco Iannaccone sono i seguenti:  Il Giudizio Universale ( Michelangelo) – Il rifiuto Universale La nascita di Venere (Botticelli) – La venere del putridume Maria Maddalena (Bocklin) –Maria Maddalena – La pietà di Terzigno Ragazzo colpito dal ramarro ( Caravaggio) – Ragazzo colpito dal tamarro Narciso ( Caravaggio) – Il narciso del percolato Medusa (Caravaggio) – La medusa pietrificata Giuditta e Oloferne (Caravaggio) – Giuditta killer trash Le due Frida (Frida Kalho) – El mal amor es basura Maya desnuda e vestida (Goya) -  Basura vestida  e basura desnuda L’Urlo (Munch) – L’urlo fetido Gli amanti  (Magritte) – Ceci ne sont pas des amoureux de l’ordure L’uomo con la bombetta ( Magritte) – Ceci n’est pas un sachet d’ordure Il Cristo Velato  (Sanmartino) – Il cristo contaminato Les Demoiselles d’Avignon  (Picasso)  - Les demoiselles des ordures Ofelia (Millet) – Morte di Ofelia – la città derelitta Gioconda (Leonardo) – Munnez Lisa.<br />
</tt><tt style="font-style: normal;"> Addio, mia bella Napoli e Mors Partenope  - Abyssus abyssum invocat sono opere  originali di Marco Iannaccone.</tt></p>
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<address>Da oggi (venerdì 4 marzo 2011) fino al 16 marzo, l’artista Marco Iannaccone, esporrà, al Maschio Angioino (Antisala dei Baroni) i suoi due ultimi progetti fotografici &#8211; “Plastic Art Trash” e “Homebook &#8211; Disaster Book”. L’inaugurazione è prevista per oggi alle 16:30. Iannaccone curerà anche l’allestimento della mostra</address>
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		<title>Le Libellule</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 12:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 10.11.2010, ore 11:30, presso la biblioteca della Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia (via Don Bosco n. 7 – Napoli), APOREMA o.n.l.u.s. (www.aporema.it, info@aporema.it,) presenta l’incontro conclusivo del progetto “Libellule”. Intervengono Giuseppe Fiorito, Presidente di Aporema o.n.l.u.s., Beatrice Salvatore, curatrice delle azioni-opere, gli autori delle stesse: Afterall, Antonio Mancini, Mimmo Martorelli, Daniela Politelli, Girolamo Santulli. In sala una rappresentanza degli allievi co-protagonisti. Aprirà l’incontro Lidia Genovese, Commissario Regionale della Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia.
“Libellule”, libera ed estemporanea ‘esposizione-incursione’ delle ‘azioni-opere’ di Domenico Antonio Mancini, Mimmo Martorelli, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 10.11.2010, ore 11:30, presso la biblioteca della Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia (via Don Bosco n. 7 – Napoli), APOREMA o.n.l.u.s. (www.aporema.it, info@aporema.it,) presenta l’incontro conclusivo del progetto “Libellule”. Intervengono Giuseppe Fiorito, Presidente di Aporema o.n.l.u.s., Beatrice Salvatore, curatrice delle azioni-opere, gli autori delle stesse: Afterall, Antonio Mancini, Mimmo Martorelli, Daniela Politelli, Girolamo Santulli. In sala una rappresentanza degli allievi co-protagonisti. Aprirà l’incontro Lidia Genovese, Commissario Regionale della Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia.<br />
“Libellule”, libera ed estemporanea ‘esposizione-incursione’ delle ‘azioni-opere’ di Domenico Antonio Mancini, Mimmo Martorelli, Daniela Politelli, Girolamo Santulli e degli Afterall (Silvia Viola Esposito e Vincenzo Esposito), realizzate con gli alunni della S.M.S. “S. M. di Costantinopoli”, del 19° Circolo Didattico “V. Russo” e dell’Istituto Comprensivo “Della Valle”, iniziativa voluta da Aporema o.n.l.u.s e svoltasi nel mese di ottobre, giunge al termine con un incontro-presentazione del percorso tracciato.<br />
L’illustrazione del progetto sarà supportata da una videoinstallazione sulle ‘azioni-opere’ de “Libellule”, a cura di USERNAME (www.usernameartagency.it).<br />
Dopo la manifestazione di medio termine de “I Rioni dell’Arte 2010” (Museo Madre 27 settembre scorso), Aporema o.n.l.u.s. ha continuato a tenere vivo il dialogo tra artisti emergenti o già noti, afferenti ai diversi ambiti delle arti visive, letterarie e musicali, e gli alunni di varie scuole di ogni ordine e grado, proprio attraverso una serie di incontri nel mese di ottobre, fulcro dinamico e interattivo de “Le Libellule”, neofiliazione del più ampio discorso del già citato “I Rioni dell’Arte 2010”. Quest’ultimo progetto, ideato da Aporema o.n.l.u.s., finanziato dalla Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia, e che si avvale del contributo della Fondazione Donnaregina – Museo Madre e di Scabec, Società Campana Beni Culturali, culminerà in tre eventi il 13/15/17 dicembre, rispettivamente c/o il Museo Madre, il Museo Diocesano e il Goethe Institut.<br />
Al centro dell’attività di Aporema o.n.l.u.s., che opera sul territorio da oltre dieci anni, l’intento di conferire una nuova ‘mansione’ al linguaggio artistico, assurto a tramite di un percorso di crescita e apertura verso l’altro come ricchezza della diversità. Sintassi artistica – visiva, letteraria e musicale – quindi, non solo come veicolo estetico, ma anche etico. Funzione sociale e civica, dunque, e non soltanto espressione estetizzante. Piuttosto, canale di comunicazione e avvicinamento, di valorizzazione delle risorse del territorio nei vari quartieri partenopei, occasione di riedificazione, o talvolta di creazione ex novo, di un dialogo a più voci tra artisti, ragazzi e cittadini. L’intenzione è per l’appunto quella di infrangere il senso comune, intromettendosi nel quotidiano e creando in esso una frattura, uno iato. Artisti, la cui idea principe è che la creatività risieda nel farsi domande, hanno inoculato nelle coscienze degli alunni delle tre scuole il virus di una sana curiosità e, attraverso il lavoro portato avanti insieme, hanno provato a sortire lo stesso effetto nella cittadinanza.<br />
Con “Libellule”, infatti, l’arte e la creatività si liberano, non sono più unicamente all’interno delle aule dove si sono tenuti incontri e laboratori, ma straripano tra le strade, nelle piazze, tra la collettività. Quest’energia espressiva ribollente è tornata ad appartenere alla città e alla sua umanità, che per l’occasione è divenuta l’altro polo, il terzo interlocutore di un tale colloquio, nuovo elemento di confronto e perciò inedito orizzonte di senso. Il nome del progetto, peraltro, nato dal volo di quest’insetto predatore, silenzioso e veloce, è esemplificativo dell’aspetto dell’istantaneità, dell’incursione improvvisa e immediata. Il leitmotiv è quello della sorpresa, in cui il prodotto creativo dei ragazzi, nato dall’interazione con gli artisti, è emerso fra la gente spontaneo e foriero di un’aspettativa di senso. Rivolgere domande, scuotere sensibilità, far strada al libero pensiero, non per avere necessariamente risposte nette, ma per iniziare a percepire chiara l’esigenza di porsi interrogativi.<br />
È così che ogni artista ha creato con i ragazzi delle tre scuole la sua “libellula”. Il tema è stato “Migrazioni”. Migrazioni come Altro da sé, come Confini/Sconfinamenti, Relazione/Comunicazione, Errare/Errore, Scambio/Spostamento, come Viaggio, Intercultura, Comprensione e Integrazione, Diversità e Identità Varie. Partendo da ciò, non si è preteso di riscrivere un’identità sociale, culturale e individuale, per certi versi spezzata, frantumata, ma si sono volute offrire chiavi di lettura, si è inteso creare cortocircuiti di senso.<br />
Nell’ambito di quest’iter ci sono stati momenti specifici in cui si è tentato di rintracciare un senso più globale, confrontando l’esito delle varie incursioni delle ‘azioni-opere’ apparse sul territorio a una certa distanza di tempo e luogo. Le “azioni-opere” sono differenti a seconda del mezzo espressivo scelto, delle esigenze e delle inclinazioni degli alunni, delle particolarità, risorse e criticità delle varie aree in cui si collocano le tre scuole, unendo trasversalmente due segmenti del centro storico e la collina di Posillipo. Così, sono state rappresentate da interrogativi, frutto di un’analisi sul proprio quartiere, scritti in aeroplani di carta planati dalle finestre delle aule della S.M.S. “S. M. di Costantinopoli”, il tutto documentato e raccolto in una sorta di pubblicazione che resti patrimonio della biblioteca della scuola. O ancora, al fine di rendere più consapevoli i ragazzi sul tema dell’immigrazione a Napoli, da interviste agli extra-comunitari, riprese video, montaggio, poi raccolte in dvd distribuiti nelle cassette postali della via dove sorge la scuola coinvolta. E non ci si ferma qui: da installazioni, videoproiezioni, oppure, per individuare l’errore e la ricchezza dell’imperfezione, da una ‘passeggiata fotografica’, durante la quale i ragazzi hanno immortalato i segni dell’errore, disponendo subito dopo le polaroid accanto all’oggetto ritratto.<br />
Alla ricerca di significati altri, dunque, di inedite visioni, tramite domande aperte, attraverso parola scritta, foto, video, audio, interviste, non per trovare risposte determinate – è bene precisarlo ancora una volta – ma nuove aperture e diversi orizzonti di senso.</p>
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		<title>&#8220;Al via la V edizione di Eruzioni Festival&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 10:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tremori tremendi sotto al vulcano. Dal 14 al 19 settembre 2010 la V edizione di &#8220;ERUZIONI FESTIVAL&#8221; a Ercolano. Kermesse di teatro, cinema, workshop e incontri alle pendici del Vesuvio, presso il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, che diviene, così, lo scenario di un’eruzione artistico-creativa che propone il meglio della scena contemporanea nazionale, evocando il trentennale della cicatrice-terremoto. Azione della terra improvvisa, crudele, eccessiva, violenta, a suo modo creativa, per l’estetica di un territorio e l’emotività di una popolazione. Per questa ragione il festival, ideato e diretto da Agostino Riitano, ha come tema Tremori Tremendi. L’evento da sempre si è contraddistinto come laboratorio/vetrina, come un luogo concreto d’incontro tra addetti ai lavori, maestri e giovani talenti.<br />
Un osservatorio che per primo in Campania ha incoraggiato e favorito lo sviluppo delle arti performative indipendenti. Non a caso fa parte dell’associazione nazionale Scenario, per la valorizzazione e la promozione della nuova cultura teatrale. Tra le novità di quest’anno, una sezione dedicata al paesaggio, con la ricerca fotografica Spunti di Svista, e un progetto rivolto al pubblico: OGM &#8211; ospiti genuinamente mobilitati, con il coinvolgimento dei cittadini di Ercolano.<br />
Due i lavori presentati in apertura: l’anteprima campana di “Sincronie di errori non prevedibili”, del premio Ubu 2009 Santasangre, e “Joy”, performance grottesca dove l’assurdità è presa a paradigma del nostro vivere quotidiano, a cura di Teatro Inverso, con Davide D&#8217;Antonio e Roberto Capaldo.<br />
Mercoledì 15, in collaborazione con Linea d’Ombra-Festival Culture Giovani di Salerno, si terrà la finale del bando destinato a singoli artisti, compagnie, gruppi di teatro e danza, non finanziati dal Ministero. Quattro le opere inedite selezionate che si contendono il contributo di 15.000 euro per la realizzazione di una nuova produzione teatrale: “Eresia” della Compagnia Sineglossa, regia di Federico Bomba; “Quotidiano scadere” di Teatro dei Venti per la regia di Stefano Tè; “Sonno” del Gruppo Opera, regia di Vincenzo Schino; “Trasumanar” della Compagnia Pedoni dell’Aria per la regia di Alessandro de Vita.<br />
Giovedì 16 Teatro di Legno presenta il reading “Tremore Tremendo”, tratto da un racconto del collettivo di scrittura narrativa Corpo10. Venerdì 17, invece, la compagnia toscana CapoTrave porta in scena “Virus”, per la regia di Luca Ricci. Sabato 18, è la volta di “Primi passi sulla luna”, divagazioni provvisorie per uno spettacolo postumo di Andrea Casentino, tra i più apprezzati autori della nuova scena teatrale italiana.<br />
In chiusura, in piazza Trieste e Trento a Ercolano (dalle 19), Effetto Larsen presenta la performance urbana “Stormo”, nata dal laboratorio gratuito condotto da Matteo Lanfranchi dal 17 al 19 settembre, mentre sul Vesuvio, a quota 800 metri, celebrando i movimenti tellurici e benefici, andrà in scena in anteprima per la Campania, con un allestimento site-specific, “Wunderkammer Soap #3 _ Tamerlano”, lavoro degli irriverenti Ricci-Forte, interpretato da Anna Terio e Andrea Pizzalis.<br />
Per la sezione Visioni, sono 5 i film selezionati quest’anno, che verranno proiettati al MAV alle 19: “Ordet” di Carl Theodor Dreyer (martedì 14), “La terra trema” di Luchino Visconti (mercoledì 15), “Il diavolo probabilmente” di Robert Bresson (giovedì 16), “Odissea 2001” di Stanley Kubrick (venerdì 17) e “La decima vittima” di Elio Petri (sabato 18).<br />
Straight Left è il titolo della mostra di Dario Volpe, esposta a Villa Maiuri nei giorni di svolgimento del festival, che raccoglie 10 tra serigrafie e illustrazioni. E ancora, la tavola rotonda sull’evoluzione/involuzione del paesaggio, intitolata Sguardo vecchio | Sguardo Nuovo: ospiti la ricercatrice Mariangela Parisi, l’architetto Salvatore Solaro, il direttore delle Catacombe di Napoli Don Antonio Loffredo, il regista Dario Focardi (Compagnia della Resistenza), il sindaco di Ercolano Vincenzo Strazzullo e Christian Biggi, manager del Centro Studi Ercolaneum. Modera Eduardo Ammendola.<br />
Eruzioni Festival è un evento organizzato da Officinae Efesti, in collaborazione con la Fondazione CIVES e la Regione Campania.<br />
Info: www.eruzionifestival.it | tel. 081/446977 | tel. 331/9616370 | biglietto giornaliero 6 euro.</p>
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		<title>GHETTO NOBILE</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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La kermesse, voluta dall’associazione “Jesce Sole”, in collaborazione con l’Assessorato Turismo e Grandi Eventi del Comune di Napoli, nel circuito di “ESTATE A NAPOLI 2010”, è strutturata in una serie di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al via “GHETTO NOBILE – da Miano ai Quartieri”, tre serate di musica presso Palazzo Fuga – ex Real Albergo dei Poveri (piazza Carlo III n. 5 – Napoli), nell’ambito di “ESTATE A NAPOLI 2010”, venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 settembre, ore 21:30 (Ingresso gratuito sino a esaurimento posti. Info: “Jesce Sole” Tel./fax: 081/5520906, cell.: 338/9250011, e-mail: jesce-sole@alice.it).<br />
La kermesse, voluta dall’associazione “Jesce Sole”, in collaborazione con l’Assessorato Turismo e Grandi Eventi del Comune di Napoli, nel circuito di “ESTATE A NAPOLI 2010”, è strutturata in una serie di performance di musica dal vivo, nei tre giorni del 3/4/5 settembre, che vedranno protagonisti, in quest’ordine, JOVINE, CICCIO MEROLLA e JAMES SENESE.<br />
Il 3 settembre, start ore 21:30, apriranno il concerto di JOVINE gli “Inner City Affair” col loro sound ska reggae.<br />
Il 4 settembre, ore 21:30, la performance di CICCIO MEROLLA sarà preceduta dall’esibizione di Dope on MC &amp; from free style concept live set.<br />
Il 5 settembre, sempre dalle 21:30 in poi, prima del concerto di JAMES SENESE salirà sul palco Max Puglia.<br />
Tra un live set e l’altro, in tutt’e tre le serate, brevi monologhi sul tema del ‘ghetto’ interpretati da LOREDANA SIMIOLI.<br />
“GHETTO NOBILE”: questo il titolo della manifestazione, nato dall’accostamento di due parole apparentemente distanti, se non antitetiche, messe l’una accanto all’altra con una precisa volontà. Da un lato, il “ghetto”, per antonomasia sinonimo di esclusione, emarginazione, segregazione sociale, culturale e umana; dall’altro, l’aggettivo “nobile”, solo all’apparenza stridente rispetto al primo termine, e invece, mai come in quest’occasione, tramite e catalizzatore di un riscatto in pena regola. Se il ghetto conduce il pensiero a istanze quali il vuoto, la solitudine, la violenza, questa tre giorni di concerti vuole emancipare e riabilitare tale concetto dalla sua abituale accezione proprio tramite la musica, uno dei canali universali che avvicinano, stimolano, innalzano, dando energia e vita. È questo l’intento della kermesse: tradurre difficoltà e rabbia quotidiane in musica e poesia. E non è un caso che gli artisti coinvolti siano proprio Jovine, Merolla e Senese, musicisti di talento, cresciuti in una Napoli violenta e degradata, ma che hanno trovato forza e speranza proprio nella loro musica, nel loro modo di comunicare e trasformare i piccoli e grandi orrori di ogni giorno in qualcosa di sublime, di più alto, di “Nobile”, appunto.<br />
E fortuita non è nemmeno la scelta della location: lo splendido Palazzo Fuga, dimora settecentesca, voluta da Carlo III di Borbone per accogliere diseredati, poveri e senza tetto del Regno di Napoli, restaurata da tempo e degna cornice di numerose manifestazioni culturali e di spettacolo. In quest’occasione, poi, mai più adatto scenario poteva prestarsi a dar ulteriore voce all’idea alla base dell’intera manifestazione: quella – è ben ribadirlo ancora un’ultima volta – di riuscire a tramutare brutture, asperità, durezze del vissuto giornaliero in un messaggio di positività, fiducia, bellezza e solidarietà.<br />
Del resto, la musica di Jovine, Merolla e Senese, pur diversa nell’espressione artistica, parla un linguaggio comune: quello dell’impegno sociale e civile, dell’attenzione ai meno fortunati, dell’avversione a qualsiasi forma di violenza, prevaricazione, abuso ed emarginazione. Note e parole, tese a provare a contribuire a creare un mondo migliore.<br />
Le Formazioni:<br />
JOVINE: Valerio Jovine Voce, Francesco Spadafora Chitarra, Alessandro Aspide Basso, Guido Amalfitano Batteria, Michele Acanfora Tromba, Paolo Bianconcini Percussioni.<br />
MEROLLA: Ciccio Merolla Percussioni e Voce, Massimo D’Ambra Piano e Tastiere, Vincenzo Carpentieri Chitarra, Dario Franco Basso, Umberto Guarino Batteria, Miss Sara Voce.<br />
SENESE: James Senese Sax, Fredy Malfi Batteria, Ernesto Vitolo Piano e Tastiere, Rino Calabritto Basso.<br />
Grafica e fotografia del progetto rispettivamente a cura di cura Luca Coppola e di Klaus Bunker – Alessandro de Fraia.<br />
INFO: “JESCE SOLE” – 081/5520906, 338/9250011, jesce-sole@alice.it, www.comune.napoli.it</p>
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		<title>Les Mistons &#8211; I Monelli</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 09:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proseguono gli eventi che “PROGETTO SONORA” propone nell’ambito della rassegna “Un’Estate al Madre 2010”. Venerdì 30 luglio, ore 21:30, al Museo MADRE (via L. Settembrini n. 79, Napoli) di scena ANTONELLO PALIOTTI e il SESTETTO RODA VIVA in “LES MISTONS – I MONELLI”, spettacolo di musica e cinema (Ingresso 10,00 €. Info e prenotazioni: Museo Madre – 081/19313016).
Protagonisti di questo concerto sono i bambini e il cinema. I suoni vogliono rendere omaggio alla creatività, alla libertà, all’entusiasmo anarchico di ogni bambino. “Les mistons” (in francese “I monelli”) è il titolo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguono gli eventi che “PROGETTO SONORA” propone nell’ambito della rassegna “Un’Estate al Madre 2010”. Venerdì 30 luglio, ore 21:30, al Museo MADRE (via L. Settembrini n. 79, Napoli) di scena ANTONELLO PALIOTTI e il SESTETTO RODA VIVA in “LES MISTONS – I MONELLI”, spettacolo di musica e cinema (Ingresso 10,00 €. Info e prenotazioni: Museo Madre – 081/19313016).<br />
Protagonisti di questo concerto sono i bambini e il cinema. I suoni vogliono rendere omaggio alla creatività, alla libertà, all’entusiasmo anarchico di ogni bambino. “Les mistons” (in francese “I monelli”) è il titolo di un cortometraggio di François Truffaut, autore imprescindibile, quando si parla di infanzia al cinema. Da Truffaut, e in particolare dalla fuga dal riformatorio e dalla lunga corsa verso il mare di Antoine Doinel/Jean-Pierre Léaud nei “400 coups”, prenderà le mosse un’unica, lunga suite per cinque strumenti e voce solista composta da Antonello Paliotti, con citazioni dalle colonne sonore originali, in cui il linguaggio prevalente è quello jazzistico, con un occhio al Brasile meno conosciuto, quello dei Maracatù, delle Emboladas e dei Choros.<br />
Seguirà la straordinaria processione dei monelli di Jean Vigo in “Zero de conduite”, archetipo di ogni modo di intendere l’infanzia NEL cinema. Infine, “Central do Brasil”, il viaggio nella solitudine dei due protagonisti di un Brasile per noi paradigmatico, musicalmente parlando. Demiurgo del’operazione, il mago Meliés, con i suoi viaggi nella luna o attraverso l’impossibile, verrà citato quale modello di infanzia DEL cinema e, come tale, affrancato da quell’apparato che paralizza la fantasia, e che si chiamerà industria cinematografica. In breve, un bambino AL cinema.<br />
Sul Palco: Brunella Selo – voce<br />
Armanda Desidery – pianoforte<br />
Luigi Pettrone – clarinetto<br />
Dario Franco – contrabbasso<br />
Roberto Bastos “Robertinho” – percussioni<br />
Antonello Paliotti – chitarra, voce, percussioni<br />
Proiezioni da:<br />
Zero de conduite – di Jean Vigo (1933)<br />
Les quatre-cents coups – di François Truffaut (1959)<br />
Central do Brasil – di Walter Salles (1997)<br />
Il musicista lunatico – di Géorges Meliés (1905)<br />
Il trucco della scatola &#8211; di Géorges Meliés (1898)<br />
Les mistons – di François Truffaut (1955)<br />
Note Biografiche Antonello Paliotti:<br />
Antonello Paliotti (Napoli – 1963). Con Roberto De Simone ha collaborato, come direttore e compositore, alla realizzazione di “Carmina Vivianea”, “Le tarantelle del rimorso”, “Populorum Progressio”, “Li Turchi viaggiano” (uscito anche come cd nel 2003), “L’Opera dei Centosedici” e vari altri lavori. Nel ’95 ha scritto “Canto della possibilità di sopravvivere” per il sassofonista Michael Brecker e orchestra. Del ’97 è la “Messa per il tempo di guerra”, rappresentata al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli. Per “I solisti del Teatro San Carlo” ha scritto, tra il ’99 e il 2001, alcune composizioni poi raccolte nel cd “Musica Obliqua” del 2006.<br />
Del 2001 è “Tarantella storta”, un album premiato in Germania e due volte in Francia, il cui concerto è stato presentato in 10 paesi europei.<br />
Per il “Leuciana Festival” ha dato vita nel 2004 allo spettacolo “Coppola Rossa”, da cui è tratto il cd omonimo, uscito nel 2006.<br />
Nello stesso anno ha presentato a Palazzo Bomben “Le forme di Dioniso”, opera commissionata dalla Fondazione Benetton e dal Quartetto Borciani, con la partecipazione di Gianni Lamagna, con il quale collabora stabilmente dal ’91 e per il quale ha prodotto numerose composizioni.<br />
Tra i circa trenta dischi realizzati si ricordano in particolare “Condannati a vagare sui mari” del ’96, con la prima incisione di alcuni “Brettl-lieder” di Arnold Schönberg, e “La montagna fredda” del 2004.<br />
Tra le altre collaborazioni, per il cinema: Roman Coppola, Georg Brintrup, Pappi Corsicato, Antonio Capuano, per citarne solo alcune.<br />
Per il teatro: Mariano Rigillo, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Cloris Brosca, Michele Monetta, Alessandro Haber, Ettore Massarese, e non solo.<br />
E inoltre: Teatro San Carlo, Art Ensemble of Chicago, E Zezi, Hessischer Rundfunk, ZDF-Artè, Raisat, Torino-Settembre Musica, Piccolo Teatro di Milano, Associazione Scarlatti.</p>
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		<title>&#8220;Partirà a inizio agosto il Festival dell&#8217;arpa 2010&#8243;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 10:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inizia il 4 agosto, e prosegue sino all&#8217;8, il Festival dell’Arpa 2010 a Viggiano (PZ), una miscela di ritmi antichi e contemporanei a quota mille metri, uno show con artisti dall’Ungheria, Mongolia, Tunisia, Scozia, Germania, Madagascar e Italia.
L’arpa come speciale e inconsueto corridoio linguistico attraverso il quale trovano espressione le musiche dei continenti, che inventano strumenti a corda coi quali ancora oggi si possono rappresentare sia le tradizioni sia l’estetica contemporanea. Ecco le coordinate del “Festival dell’arpa” di Viggiano (PZ), evento che rientra nel più ampio cartellone “Viggiano in musica” ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizia il 4 agosto, e prosegue sino all&#8217;8, il Festival dell’Arpa 2010 a Viggiano (PZ), una miscela di ritmi antichi e contemporanei a quota mille metri, uno show con artisti dall’Ungheria, Mongolia, Tunisia, Scozia, Germania, Madagascar e Italia.<br />
L’arpa come speciale e inconsueto corridoio linguistico attraverso il quale trovano espressione le musiche dei continenti, che inventano strumenti a corda coi quali ancora oggi si possono rappresentare sia le tradizioni sia l’estetica contemporanea. Ecco le coordinate del “Festival dell’arpa” di Viggiano (PZ), evento che rientra nel più ampio cartellone “Viggiano in musica” a cura dell’assessorato comunale al Turismo e allo Spettacolo che proporrà anche incontri jazz, recital di cabaret e curiose serate culinarie.<br />
La terza edizione della manifestazione, che si tiene a oltre 1000 metri di altezza, però, ha strutturato un cast multietnico per presentare al pubblico ritmi/riti di valore secolare: Mitsoura, Egschiglen, Amine &amp; Hamza, The Shee, SoliDarjush, Thiarea e Roberta Pestalozza. Progetti artistici magari non televisivi, non pop, ma dall’innegabile fascino live, che resta l’elemento primitivo da tutelare quando si tratta di musica.<br />
Cymbalon, arpe celtiche, qanoun, morin khuur e oud saranno le fonti dalle quali ogni sera nasceranno esecuzioni polifoniche, racconti gaelici, tradizionali zingari (lovári, romungo, gulvári, collár), storie arabe e canti khoomii. Ma le note emesse da ogni forma di arpa echeggeranno nella cittadina potentina a 1727 metri sul livello del mare per l’intera giornata. Dal mattino inizieranno gli stage con giovani arpisti; dalle 19 gli aperitivi sulle terrazze che affacciano sull’Alta Val d’Agri (che in età preistorica era un lago) e dalle 23 tutti al “Mandorleto” con la sezione Harp Club, dove il dj tedesco SoliDarjush selezionerà tracce incentrate sul suono delle corde, creando atmosfere di world music, roots, global groove e tribal dance.<br />
Tra gli eventi speciali, ancora, sabato 7 agosto la cerimonia di consegna del Premio Harpo Marx al compositore, cantante e polistrumentista Enzo Avitabile, per aver realizzato una pentarpa con cui ha costruito le canzoni dell’album “Napoletana”, vincitore del Premio Tenco 09 sezione “dischi in dialetto”.<br />
Infine, vista la speciale posizione geografica di Viggiano, al contempo rinomata stazione sciistica e sede del Museo del lupo, la pro-loco organizzerà escursioni di trekking, degustazioni enogastronomiche [dai cazùn con ricotta alle patatelle, dal caciocavallo podolico ai taglliulin’ con legumi], visite al Santuario regionale della Vergine e passeggiate nella vallata del Pertusillo, alla scoperta della antica civiltà dei Leukanoi.</p>
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