Home » evidenza, spettacoli, Teatro

“TUTTO ANDRA’ MEGLIO
NIENTE ANDRA’ BENE”
Giusi Zippo

14 gennaio 2010 No Comment

l_f7cda793afbe42e3a95a51bce8a07516Giusi Zippo
Quattro corpi inseguono, durante i 55 minuti dello spettacolo “Tutto andrà meglio niente andrà bene (1989″, scritto e diretto da Ramona Tripodi – presentato da Inbilicoteatro al Teatro Elicantropo di Napoli – il sogno di una notte carica di magia. La notte, che tra il 9 e 10 novembre 1989, vide la caduta del Muro di Berlino: la Barriera di Protezione Antifascista, o il Muro della Vergogna, a seconda di chi, fra est o ovest, nominava la barriera eretta nel 1961. Per 28 anni il Muro di Berlino ha tagliato in due non solo una città, ma un intero paese. Fu il simbolo delle divisione del mondo in una sfera americana e in una sovietica, fu il simbolo più crudele della Guerra Fredda.
Nella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1989 si aprirono i primi varchi che avrebbero cambiato i destini dell’Europa e del mondo, dando il via a un profondo mutamento dello scacchiere politico, economico e sociale. Venti anni più tardi, la Germania è un paese riunificato, senza più frontiere interne, quelle che la separavano dalla DDR, e collocato nel cuore dell’Unione Europea.
Tutto andrà meglio niente andrà bene (1989) è la storia di quella notte in cui, hanno smesso di esistere, berlinesi orientali e berlinesi occidentali. In quella notte, carica di attesa e gioiosa speranza, i destini di un popolo culminarono nella presa pacifica di una città da parte della sua popolazione. Una storia fatta di persone che, anche se per poche settimane, furono davvero ciò che avrebbero voluto essere. In scena Gianluca D’Agostino, Marco Palumbo, Giuseppe Pipolo e Ramona Tripodi, creano una scrittura scenica che si plasma sulla rievocazione di quella notte carica di magia, più che sull’analisi degli eventi storici, per diventare una partitura emotiva che nasce dal corpo e dalla sua memoria. Viaggiano nei ricordi per ritrovare i bambini che furono nel 1989, conferendo allo spettacolo una cifra più esistenziale: il Muro simboleggia tutte le barriere psicologiche, esterne all’uomo, che prima o poi saranno abbattute. Come sottolinea la regista, “Abbiamo pizzicato le corde della nostra anima, di ciò che siamo oggi, trasformandole in azioni e quindi, in essenza e esistenza scenica.”

Leave your response!

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.

You can use these tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.

*