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TRITTICO BECKETTIANO
L’INCONTRO DI DUE GENI
di Marco Boccia

27 febbraio 2010 No Comment

triUna serata di grande magia avvolge il pubblico, poco, del Mercadante, una magia semplice ma efficacissima, quella del teatro.

Trittico Beckettiano, per la regia di Giancarlo Cauteruccio, è un’incursione nel teatro per il teatro, è un inno a questo grande vecchio assiso sulle sue tavole e sulle sue corde. Un vecchio obeso e cialtrone, a volte, ma pur sempre magniloquente ed esaltante. Cauteruccio con il suo trittico, costruito per festeggiare nel 2006 i cento anni dalla nascita di Beckett, non solo compie un omaggio al drammaturgo irlandese ma rende un omaggio al teatro, in quanto macchina manovrata dall’uomo per l’uomo, in un continuo rimando tra oggetti e corpi. Il lavoro della compagnia Krypton è una messa in scena rigorosa, senza fronzoli, che si concentra sull’attore e sulle sue doti di istrionico demiurgo della parola, del corpo e della memoria. Non a caso i tre testi scelti da Cauteruccio, messi in scena senza soluzione di continuità, sono un viaggio tra la mimica del corpo, la voce e la memoria, che immergono il pubblico in un reale surreale ed etereo dove lo spazio si dilata insieme al suono e alla parola, per compattarsi e ricostruirsi sulla scena semplice e appassionata. Bravissimi quindi Fulvio Cauteruccio in Atto senza parole, dove il suo corpo diviene plastico e sinuoso, perfettamente in accordo con una mimica intensa e vigorosa, in un reiterarsi di azioni e fallimenti. Magnifica, poi, Monica Benvenuti in, Non io, dove dà sfoggio di una capacità vocale che lascia allibiti per l’intensità delle variazioni, aiutata magistralmente dalla sensuale scelta di illuminare solo le labbra, immerse in un buio accecante che non lascia spazio alla distrazione, un buio catartico, ma anche emblema di una solitudine, ancestrale, insita nell’uomo. In fine è ardente l’interpretazione dello stesso Giancarlo Cauteruccio in L’ultimo nastro di Krapp. Il vecchio scrittore fallito rivive la sua vita attraverso le registrazioni da lui fatte ogni anno al suo compleanno. Un diario sonoro che vive in bilico tra due realtà il presente e il passato, che rimanda ad un futuro che è ormai già trascorso. La ciliegina sulla torta di una serata che vive di intensi momenti di pura drammaturgia. Le tre messe in scena compiono un percorso dalla luce alle tenebre, dal corpo alla memoria, evidenziando quel mal di vivere proprio della nostra epoca, decostruendo, smaterializzando, l’incauto e inconsistente apparire del genere umano.

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