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“SABBIE”, I NAUFRAGHI POSTMODERNI
DI FORTUNATO CALVINO
Antonio Mocciola

8 marzo 2010 No Comment

fcalvino“Sabbie” mobili all’auditorium del Teatro Bellini. Per la rassegna Nuovi Sentieri sfilano i drammi intimi dei personaggi messi su con precisione da Pippo Cangiano e portati in scena con asciutta eleganza da Fortunato Calvino. Un bell’esempio di teatro contemporaneo, in cui i due “naufraghi”, scopertisi fratelli, squadernano le loro esistenze maledette con trasognato dolore. Violenze familiari, manicomi, stati alterati di amori deviati. Ma non ci sono “scenate” né oscenità sentimentali. Tutto è trattenuto da una sorta di sinistra attesa per i conti che, inevitabilmente, tornano sempre.

Paolo Coletta sottolinea il dramma con un azzeccatissimo raccordo musicale, mentre le scene bellissime di Salvatore Lebano abbracciano i protagonisti nel loro piccolo mondo antico. Antico e periglioso come sabbie mobili, appunto. Rino Di Martino ed Ivano Schiavi sono esempi diversissimi e credibili di dolori interiorizzati e diversamente espressi, riuscendo autentici pur se sospesi da una generale poesia della messa in scena notturna e vagamente onirica, sospesa nello spazio ma concreta nel tempo, specie nell’atteso finale, un vero colpo registico da maestro. Resta impresso, insieme agli squisiti contrappunti musicali di Paolo Coletta, ricamatore di incanti e dolori, la bella prova d’ensemble di due attori molto diversi, anche per età, ma resi vicini, vicinissimi, dal comune dolore. Quello che unisce, fino alle estreme conseguenze.

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