“S.P.A. – SOLO PER AMORE”,
LORETTA GOGGI CELEBRA I SUOI AMORI
Gaetano Cutri
“S.P.A. – Solo per amore”, lo stesso sentimento che la porta ancora sui palcoscenici più illustri, per ricevere in cambio il grande affetto che il suo numeroso pubblico ha per lei. In un panorama in cui i vincitori di Sanremo hanno solo pochi mesi di carriera alle spalle, fa piacere vedere ancora a teatro dei veri mostri sacri del palcoscenico, ed è il caso di Loretta Goggi, grande artista del passato e del presente, in scena proprio con “S.P.A. – Solo per amore” al Teatro Augusteo. Esordisce come Loretta Brezza, fiera del suo matrimonio recente col fidanzato di sempre Gianni, l’amata ex-interprete della “Freccia Nera” che, nel suo one-woman-show, omaggia non solo sé stessa, ma tutti i suoi più grandi amori attraverso aneddoti, canzoni e balletti. I testi di Fornari e Pistarino non sono sempre coinvolgenti ma strappano più di una risata al pubblico, specialmente quando rappresentano estratti della vita privata, per quanto romanzati, della coppia Goggi-Brezza, dimostrando come possano essere vittime dei più classici problemi di menage familiare, dalle poche occasioni per condividere qualcosa insieme fino al supermercato, croce e delizia di marito e moglie per acquisti e offerte. Immancabile un omaggio a Napoli, città che la Goggi ama molto e che celebra al meglio con versioni assolutamente azzeccate di brani noti come “’A città e Pullecenella” con uno splendido accompagnamento da parte del valente corpo di ballo e una passionale “Tu sì ‘na cosa grande” che ha entusiasmato la platea. Ben riusciti gli interventi sia recitati che cantati di Stefano Bontempi e presenti anche in questo spettacolo le imitazioni, veri cavalli di battaglia della Loretta nazionale che passa con nonchalance da una versione ironica della centenaria Levi Montalcini fino al brio e all’infantilità di un’Arisa prima maniera. Punto forte dello spettacolo sono le canzoni, tutte dal vivo seguite da un’orchestra di 12 elementi, con la presentazione di pezzi come una versione ben arrangiata di “Fiori rosa fiori di pesco” in omaggio a Battisti o estratti dal Rugantino per ricordare la sua Roma. Un po’ sacrificato invece il suo vastissimo ed apprezzato repertorio, intonandone soltanto pochi brani tra cui una richiestissima “Io nascerò” ed una perfetta interpretazione della languida “Dirtelo non dirtelo”. In chiusura la grande mattatrice non poteva salutare che con la sua hit di maggior successo, “Maledetta primavera”, imitando dapprima alcune sue esimie colleghe per poi dar voce alla versione classica che il popolo italiano tanto ama. Una nuova occasione di vedere all’opera un’artista a tutto tondo capace di intrattenere a 360° il suo affettuoso pubblico.










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