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RITA MARCOTULLI LIVE AL MADRE

19 agosto 2010 No Comment
RITA MARCOTULLI

RITA MARCOTULLI

Rita Marcotulli e François Truffaut: la poetica dell’innocenza, dell’infanzia, della solitudine e della malinconia. La filmografia di François Truffaut mostra una genialità che fa perno sulla fragilità dei personaggi, sul loro infinito desiderio di amore e libertà. Un’indulgenza che non degenera mai nel patetico, nell’ovvio, al contrario prende forma nella ricerca spasmodica verso l’immaginifico, un limbo tra sguardi, silenzi, parole ed emozioni. Emozioni, vale a dire le sensazioni che gravitano nell’ambito della soggettività, infuse in immagini reali, il mondo oggettivo. A tutto questo si ispira Rita Marcotulli, che descrive così il suo incontro col cinema del regista francese: “Non conoscevo bene i lavori di François Truffaut e, quando un amico mi ha fatto vedere “Ragazzo Selvaggio”, sono rimasta folgorata, e di lì sono seguiti “Fahreneit 451” e “Baci rubati”. Tra l’altro, proprio da questo ultimo film è tratta “Que reste-t-il de nos amours” che avevo già registrato. Ciò che ho fatto in “The Woman Next Door” (Label Bleu) è stato cercare di riportare in musica le emozioni che avevo provato nel vedere i film di Truffaut, più che provare a ricrearne l’atmosfera. C’è un forte desiderio di ritrovare i motivi cari a Truffaut, con il lascito del regista che, avendo fatto storia a sé, ha avuto una libera relazione con la filosofia del cinema e del sonoro”.

C’è un comune sentire – diviso tra Truffaut e Rita – di evocare, attraverso i nessi a loro più consoni, l’ambiguità dell’amore, la nostalgia per l’infanzia, il desiderio di fuga, la vita che scorre. Tutto questo si rivela in Rita come un motore per la sua poetica lirica, romantica, divisa equamente nel momento compositivo e nelle improvvisazioni.

“Per realizzare il progetto ho utilizzato sporadicamente le magnifiche colonne sonore composte per i film di Truffaut dai vari George Delerue, Maurice Jaubert, Antoine Duhanel e Bernard Hermann. Il tentativo è stato semmai quello di raccontare in musica quelle stesse storie: da “Fahrenheit 451” a “L’enfant sauvage”, da “Jules et Jim” a “La nuit américaine”, dalla saga di Antoine Doinel a (per quanto sorprendente possa parere) “Tirez sur le pianiste”».

“Come si sa, l’improvvisazione ha molto a che fare con la memoria, con ciò che ha nutrito, nel tempo, la nostra sensibilità, i nostri sentimenti, le nostre emozioni e i nostri pensieri, stratificandosi nella coscienza. La mia musica è stata ovviamente influenzata dall’opera di molti grandi musicisti: Thelonious Monk, Elis Regina, Bill Evans, John Coltrane, per citarne solo alcuni. Ma, al di là del mondo dei suoni, è stata ispirata da tante altre esperienze artistiche, letterarie, visive, e naturalmente cinematografiche. In particolare, ho sempre sentito delle forti affinità fra il mondo poetico che cercavo di esprimere, e quello di Truffaut, per l’appunto. “Anche le parole sono musica”, spiega l’educatore all’Enfant Sauvage. Sia François Truffaut che i personaggi dei suoi film non possono fare a meno né delle une né dell’altra: l’articolazione delle lettere in suoni e dei suoni in ritmo. È proprio questo il nucleo intimo e nascosto delle sue sceneggiature. Un tale progetto ispirato all’opera di Truffaut cerca di trovare i giusti nessi di comunicazione tra immagini, parole e musica.
“The woman next door”, che originariamente risale al ’98, è proposto sia in formazione originale, l’ottetto, sia in versione adattata a quartetto e a volte in duo, nel quale Rita Marcotulli si avvale del talento, della versatilità e dell’energia di Javier Girotto, col quale da sempre vive una profonda sintonia artistica e umana.

“PROGETTO SONORA”, nell’ambito della rassegna “Un’Estate al Madre 2010”, venerdì 20 agosto, ore 21:30, al Museo MADRE (via L. Settembrini n. 79, Napoli) presenta RITA MARCOTULLI in sestetto per “The woman next door”, omaggio a Truffaut (Ingresso 10,00 €. Info e prenotazioni: Museo Madre – 081/19313016, www.progettosonora.com).
La Formazione:
Rita Marcotulli: piano/keyboards
Javier Girotto: sax, clarinetto, flauti
Roberto Gatto: batteria
Pietro Ciancaglini: contrabbasso
Aurora Barbatelli: arpa celtica
Luciano Biondini: fisarmonica

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