“QUESTI FANTASMI” TORNANO AL SAN FERDINANDO
Rita Tridente
L’emozione non ha età e Carlo Giuffrè, sfida il tempo rievocando il passato ed i suoi fantasmi. Non esisterebbe nessun presente se prima qualcuno non avesse avuto l’ardire di “osare”, alle volte sembra ci si dimentichi delle storie vere o immaginate che furono, alle volte sembra ci si dimentichi di “Chi” queste storie le abbia scritte, eppure, nonostante tutto, l’eternità esiste.
Eduardo De Filippo era, è e sarà per sempre un attore ed un uomo, che nella sua semplicità ha lasciato impronte indelebili del suo passaggio, impronte che oggi si rincorrono con una vena di nostalgia.
“I fantasmi non esistono, siamo noi che li creiamo”, Carlo Giuffrè, in una suggestiva magia al Teatro San Ferdinando richiama a sé, la sera del 26 gennaio lì sulle tavole del palcoscenico, le anime di quanti lo hanno legato con un doppio filo al Teatro, quel teatro che oggi gli regala commozione e tanta gioia come allora.
Un’imponente scenografia accoglie il portiere Raffaele, interpretato da un perfetto Piero Pepe, che tra paura e cleptomania rende veritiera la spettrale leggenda di due amanti murati vivi nel mastodontico appartamento seicentesco.
Basta poco e la soglia tra verità e credenze si assottiglia fino all’inverosimile, si finisce col credere a tutto e a niente. La verità è palese, ma alle volte scomoda e tutto sommato rifugiarsi in illusioni, è una dolce pace “Questi Fantasmi” di Eduardo De Filippo attraverso gli occhi del povero Pasquale Lojacono, interpretato da un “grande” del teatro, Carlo Giuffrè, rivela uno scenario surreale, che vive parallelo ad una realtà.
Dal 1945 al 2012, dal teatro al cinema, l’immagine di un uomo seduto fuori al balcone con una tazzina di caffè è divenuta storica, è l’espressione di una Napoli antica quanto affascinate, priva di volgarità, che, purtroppo, lentamente sta svanendo. La moglie di Pasquale Lojacono, Maria (Maria Rosaria Carli) vive di passioni e sensi di colpa, tradendo il marito con un uomo altrettanto sposato e per di più con prole Alfredo Marigliano (Paolo Giovannucci), ma il loro amore segreto arriva fin dentro le mura del palazzo antico costruito da uno spagnolo anch’egli tradito a suo tempo. Rodriguez Lòs Deriòs aveva scoperto la moglie in dolce compagnia di un altro uomo e la sua vendetta, secondo la leggenda, non è tardata ad arrivare.
Pasquale Lojacono, dopo anni, ormai padrone dell’appartamento, luogo di perdizione, viene, anche lui, tradito spudoratamente, ma a differenza dello spagnolo i generosi “soldini”, che puntualmente trova nella giacca del suo cappotto, in qualche modo gli offuscano la vista, inducendolo a credere nella vera presenza di fantasmi, che Pasquale ingenuamente identifica nel reale amante della moglie Alfredo e di tutta la sua famiglia.
A completare il cast sono una moglie “isterica” Armida (Antonella Cioli), due figli sui generis, Silvia (Pina Perna) e Arturo (Francesco D’angelo), “un allegro” Saverio Califano (Giuseppe Piacquadio) ed un cognato fin troppo presente Gastone Califano, interpretato da Claudio Veneziano, tutti effettivamente esistenti sulla scena, a cui solo Pasquale attribuisce una provenienza extraterrena.
Ad un primo atto, si potrebbe dire, con funzioni di “prologo” ha fatto seguito la dinamicità e comicità dei litigi familiari del secondo atto, ma il tocco di classe è dato da Carlo Giuffrè, che lascia tutti con il fiato sospeso, proprio quando Pasquale implora il fittizio fantasma, Alfredo, di tornare in suo aiuto perché al di là dei soldi ciò che teme di più è di perdere Maria, la dolce consorte.
Una trama nota, ripresa più volte, una comicità sobria, che però non è mai terminata con un uomo dal ricco passato, come Carlo Giuffrè, che con commozione porta le mani alla faccia e ringrazia il suo pubblico per l’emozione che ancora una volta gli ha regalato.










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