“QUATTRO MAMME SCELTE A CASO”,
QUATTRO REGINE PER AZZURRO E PALMESE
di Gaetano Cutri
“La mamma è sempre la mamma”, un detto che ci portiamo dietro da sempre, inneggiando a quella donna che ci ha portato alla vita e che tanto ci ha insegnato, diventando un’icona nella sua naturalezza e generosità, ma che talvolta è in contrasto con una personalità diversa da quella tipica che ci si aspetta da un genitore. Come Annibale Ruccello, con il suo “Mamma – Piccole tragedie minimali”, propose una serie di monologhi per raccontare i rapporti spesso difficili tra madri e figli, così il progetto ideato da Massimiliano Palmese, dedicato al grande artista stabiese, prende vita come piccolo brillante gioiello incas
tonato nella quarantesima edizione della rassegna “Settembre al Borgo”, con il titolo “Quattro mamme scelte a caso”. La regia di Roberto Azzurro crea una sorta di universo parallelo, nell’incantevole scenario di un suggestivo tramonto di Caserta Vecchia, con un poker di attrici di certo non scelte a caso, dando vita ad un reading sui testi di quattro valenti autori italiani. Rosaria De Cicco ha presentato, esaltando la veracità del suo personaggio, “Il fatto più bello” di Massimiliano Virgilio, la storia di una madre coraggiosa che ha cresciuto due ragazze nonostante si avvertisse la forte assenza di un padre, impegnata tra la spesa da fare e le faccende domestiche che incombono, ma pronta ad accompagnare la figlia in ospedale affinché non commetta gli stessi “errori” da lei fatti da giovane. Doppiamente madre il personaggio di Antonella Romano che ha recitato il testo di Luigi Romolo Carrino intitolato “70 mi dà tanto”, trasformandosi in un’ipertecnologica nonnetta intenta a dialogare con il futuristico frigorifero anche per sopperire all’assenza di una figlia sempre impegnata e di un nipote drogato da talent show e programmi trash. Divertentissimo il testo di Carrino che viene interpretato in modo particolar
mente riuscito da una bravissima Antonella Romano. “Sciore Arancia” di Alessio Arena risulta il testo più teatrale tra i quattro presentati: la storia è quella di una donna rinchiusa nel carcere di Pozzuoli, rea di aver commesso atrocità sul figlio. Toccante la tematica scelta dall’autore napoletano, ma soprattutto racconto portato in scena in modo davvero intenso da Gea Martire, spiazzando il pubblico con una storia decisamente drammatica, dopo una partenza con due pezzi più briosi. In conclusione, Imma Villa ha recitato “La Pocalisse” di Massimiliano Palmese, nelle vesti di un angelo sceso sulla terra, di una madre morta suicida ma bisognosa di comunicare con il figlio per convincerlo a fuggire dall’Italia e dai suoi mali. Una Imma Villa in piena forma tra ricordi dell’infanzia e primi approcci col mondo maschile e una seconda vita dopo la morte, “sui generis”, nell’aldilà. Il tocco magico di Roberto Azzurro ha infine regalato, grazie anche alla complicità del jolly Marco Sgamato, prezioso mandolinista e cantante, al finale dello spettacolo, un’avvolgente atmosfera almodovariana sulle note di Giuni Russo. Un viaggio tra la creatività di validi autori contemporanei e un’occasione per ammirare all’opera quattro regine del palcoscenico.










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