LOURDES, IL FILM DEL DUBBIO
Achille della Ragione
Annunciato da un battage pubblicitario spropositato, Lourdes, della regista austriaca Jessica Hausner, alla fine risulta un melenso incrocio tra documentario e film da cineforum senza riuscire ad avvincere lo spettatore, che esce dalla sala sbigottito, soprattutto per il finale spietato, che non riveliamo, aperto a numerose interpretazioni, tutte intrise da tristezza e malinconia. Esce nei cinema nel giorno dedicato alla Madonna di Lourdes per sfruttare forse la benevolenza divina e con la speranza del miracolo di sbancare il botteghino, dopo i premi ed i riconoscimenti della critica, sia cattolica che laica.
La trama racconta il viaggio della speranza di Christine interpretata da una bravissima Sylvie Testud, affetta da sclerosi multipla e costretta sulla sedia a rotelle, che arriva a Lourdes, più da pellegrina laica e curiosa che da credente e si ritroverà protagonista di un miracolo, che susciterà su di lei curiosità, ma principalmente invidia e pettegolezzo. Intorno scorre impietosamente descritto il mondo dei malati, degli accompagnatori, i riti, le attese, i dubbi, le speranze, lo sfruttamento economico e la spiritualità reale che animano il santuario, fino ad una felliniana festa finale, nella quale ballano allegramente assieme preti e suore, accompagnatori e crocerossine, mentre dal palcoscenico impazza il karaoke.
Impagabili alcune battute come la barzelletta imperniata sul week end che debbono trascorrere Gesù e la Madonna:
“Vogliamo andare a Betlemme?”
“No sempre lo stesso posto”
“Allora andiamo a Gerusalemme?”
“Che noia, di nuovo”
“Rechiamoci a Lourdes?”
“Si” esclama la Madonna “Lì non ci sono mai stata!”
O alcune domande che vengono poste al prete come: ”Dio è buono o onnipotente?”. Quesiti ai quali è impossibile rispondere senza cadere nel patetico.
In conclusione un film che si può vedere, ma che si può tranquillamente anche perdere.











Leave your response!