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“L’EBREO”: QUANDO LA COSCIENZA
BUSSA ALLA PORTA DI CASA
Antonio Mocciola

10 febbraio 2010 No Comment

big_muti1_largeUn testo nuovo, di Gianni Clementi, tre attori popolari, Ornella Muti, Pino Quartullo ed Emilio Bonucci, e la regia esperta di Enrico Maria Lamanna. Sono questi gli ingredienti de “L’Ebreo”, in scena al Teatro Bellini di Napoli. Buona l’idea iniziale: una coppia (Muti-Bonucci) si gode le proprietà intestategli dal proprio datore di lavoro prima della partenza per il campo di concentramento, come era uso frequente allora. Dato per morto, l’anziano proprietario bussa alla porta della sua antica casa dopo ben 13 anni. Ma la donna, e di conseguenza il marito, non intendono mollare la fortuna piovuta dal cielo, e trovano la complicità di un amico dei tempi magri (Quartullo). Lo spettacolo, forse troppo lungo, oscilla tra thriller e commedia senza mai trovare una propria stabile temperatura, ma disegnando con sufficiente efficacia un ritratto dell’epoca e colpendo nel segno specie quando osa qualche battuta più “nera” (affidata alla Muti, al debutto teatrale). Le belle scene e la musica regalano atmosfere agiate e sinistre al tempo stesso, e l’indubbia simpatia degli attori fa il resto, divertendo il pubblico e rendendo giustizia al bel testo di Clementi. La Muti fa ricordare la Guerritore di “Più bello di così si muore”, quando pervicace resiste all’idea di tornare al punto di partenza nella scala sociale, trovando accenti di accorata verità, ben servita dall’ottimo Bonucci, partner generoso ed intenso. La soave dabbenaggine del personaggio di Quartullo conquista il favore degli spettatori, così come l’intero spettacolo, che ha il merito di proporre uno dei pochi testi nuovi dell’intera stagione teatrale cittadina.

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