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JOHN TURTURRO
“UN PAZZO PICCERILLO” A NAPOLI
Di Luigi Scaglione

5 febbraio 2010 No Comment

“I pazzi e i piccerilli Dio li aiuta” – questa è la frase conclusiva dello spettacolo – ma Turturro, “piccirillo” non lo è, e pazzo, forse, neanche, ma una piccola pazzia da “piccirillo” (legato alle sue origini), la fa: mette in scena “Fiabe italiane/Italian Folktales” uno spettacolo liberamente ispirato alle “Fiabe italiane” di Italo Calvino ed alle favole di Giambattista Basile e Giuseppe Pitrè. (in scena al San Ferdinando di Napoli fino al 7 febbraio).Un tempo, le fiabe erano tramandate di bocca in bocca. Così noi tramanderemo, ai posteri del web, una testimonianza di uno spettacolo affascinante, che ha regalato un po’ di magia a Napoli in una notte fredda, coinvolgendo il pubblico con continui rimandi al dialetto e alla canzone classica napoletana: “Tu si ‘na cosa grande” – cantata dallo stesso Turturro in «maniera comica» – e “ ’O Sarracino” che nella riscrittura divertente diventa: “ ’O Mustafà” – cantata da un’applauditissima Aida Turturro.

Racconti popolari, che erano spesso tramandati dalle donne, qui, invece, messi in scena da attori eccellenti. Da sottolineare ancora, è la prova attoriale di Aida (cugina del regista), che ha riscontrato un grande successo da parte del pubblico; simpatica e applaudita l’interpretazione del dottor Pancrazio (che ricorda il De sica padre), interpretato dal  giovane attore siciliano Giuliano Scarpinato, oltre alla “verace” Aurora Quattrocchi che rispecchia l’immaginario collettivo delle nonnina italiana classica  delle fiabe, e da non dimenticare con le fantastiche Jess Barbagallo e Katherine Borowitz (la moglie di Turturro); gli impeccabili Max Casella e Richard Easton, inoltre Erika La Ragione ed il più piccolo della compagnia: Diego Turturro (alla sua prima esperienza pagata) e in coda, ma non ultimo, il regista e attore  John Turturro.

Scenografia molto curata grazie a Carmelo Giammelle, per un risultato “ricco”, quasi da allestimento lirico: la ribalta è ricoperta da massi giganti che invadono la
prima parte della platea fino ad arrivare al pubblico in prima fila, come a volerlo coinvolgere nella scena, o a voler dire: “venite, entrate con noi nelle fiabe”. 

Giochi di luce, strutture in movimento, botole nascoste: non manca nulla insomma. Una scenografia degna all’eccellente lavoro drammaturgico effettuato da Katherine Borowitz, Carl Capotorto, Max Casella e dallo stesso John Turturro: «Il nostro intento era quello di intrecciare le storie in un’unica sessione teatrale, e non di presentarle separatamente» – dichiara in un intervista John Turturro – e ci sono riusciti, dove anche Federico Fellini con lo stesso Italo Calvino hanno fallito. Le fiabe raccontate sono: La scuola della Salamanca, Il principe granchio, Le tre raccoglitrici di cicoria, Salta nel mio sacco! (da Calvino); Il racconto dell’orco, La vecchia scorticata, I due fratelli (da Basile); La pupidda (da Pitrè).

Meno convincente l’uso di alcune chiusure in nero, la prima senza dubbio straniante, per non dire “distraente”, un nero che ferma la magia, crea un distacco, interrompe il sogno nell’intreccio delle fiabe senza una piena giustificazione. Suggestivo è, invece, il disegno luci di Luca Bronzo.

 Un plauso va fatto anche alle musiche suonate dal vivo dalla Compagnia Artistica La Paranza del Geco composta da Simone Campa, Sergio Caputo e Angelo Palma che accompagnano le suadenti voci delle attrici.Affascinante è il bilinguismo dello spettacolo, un misto tra americano e italiano, mescolati intelligentemente ai dialetti del sud: napoletano e siciliano (quasi interamente con i sovratitoli in italiano) dove «il linguaggio della fiaba è quello dei narratori del popolo, in genere molto semplice e a volte un po’ sgrammaticato, ma ricco di modi di dire e di formule popolari».

Un viaggio seducente quindi, tra suggestioni, morali e un immancabile lieto fine. Uno spettacolo di successo e un “Sud” che viene premiato dagli emigranti, che ci danno un grande insegnamento: continuare a sognare e costruire il nostro futuro con amore, onestà e passione dove «i buoni, i coraggiosi e i saggi – o stupidi – vengono premiati; le ragazze povere diventano principesse; i giovani umili ma coraggiosi salgono sul trono; la virtù premiata, la bontà vince».

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