IL RISO AMARO DI BERNHARD
Marco Boccia
Il ponte della nave che conduce il Kant di Bernhard, affetto da glaucoma, verso quegli Stati Uniti dove, dice, gli ridaranno la vista in cambio della ragione, è una finestra sull’umanità, è l’oblo attraverso il quale poter guardare senza essere scorti, la grottesca esistenza a cui ci siamo condannati.
Immanuel Kant di Thomas Bernhard andato in scena al Mercadante per il Napoli Teatro Festival e, per la prima volta rappresentato in Italia, conduce gli spettatori tra i marosi della propria esistenza attraverso personaggi grotteschi e goffi, che diventano l’emblema di una società a cui difetta l’intelligenza e la ragione, vittima di una legge dell’apparire frutto di quel capitalismo di matrice americana, che ha invaso l’Europa, soggiogandola.
L’impianto drammaturgico sceglie di giocare tutto sull’ironia, esasperando i caratteri, le personalità nati dalla penna di Bernhard, mettendo in risalto il ridicolo e l’assurdo, creando personaggi che divengono emblematici, paradigma inopinabile dell’essere umano. Gassman riesce a giocare con questi prototipi facendoli muovere in un marasma continuo di insulsaggini, eccentriche vanità, diatribe verbali che sfociano in un non senso emblematico e chiarificatore, molto ben racchiuso nella presenza -assenza del pappagallo che ripete discorsi già pronunciati, restituendoci quel senso di ridondanza che accompagna le giornate dell’umanità. La messa in scena riesce a scavare con puntualità nell’animo dei suoi personaggi, qui va sottolineata la bellissima prova di Manrico Gammarota (Kant), Mauro Marino (la Milionaria) e Giacomo Rosselli (l’Ammiraglio),
anche grazie ai giochi di luce e ad una spettacolarizzazione a tratti cinematografica. Alessandro Gassman riesce molto bene nel mischiare il teatro al cinema dimostrando di aver ben digerito entrambi. Piace la capacità di innovare con discrezione del giovane regista, dimostrando che veramente è nato un regista di spessore che non ha paura di dire ciò che gli sta a cuore, portando attraverso siparietti ironici gli spettatori a ridere di se stessi senza accorgersene, credendo di ridere del proprio vicino di posto.










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