FESTIVAL DEL CINEMA GLBT
LA CULTURA CHE RESISTE
Antonio Mocciola
Chiusura col botto quella del Festival del Cinema Glbt: la rassegna, giunta al venticinquesimo anno di vita, riempe il cinema Ideal di appassionati e sfodera il meglio della cinematografia mondiale a tematica gay, con la prestigiosa presenza di Patty Pravo, eterna icona a lungo inseguita dallo staff del direttore Giovanni Minerba, e la perfetta conduzione di Fabio Canino, ritmata e pepatissima nelle bordate contro politica e chiesa, applauditissime dalla platea, così come l’intervento di alcuni cittadini che con tanto di striscione manifestavano la preoccupazione per le bellicose dichiarazioni del nuovo presidente della Regione Piemonte, Cota, intenzionato a chiudere i rubinetti dei fondi per il futuro.
Malgrado tutto, la serata di premiazione è scivolata allegra e lieve, come tutto il festival, che quest’anno ha guadagnato in freschezza malgrado la veneranda età, ed i premi hanno messo d’accordo tutti, pubblico e giuria. Ottimo lavoro dunque per il nuovo comitato di selezione composto da Fabio Bo (coodinatore artistico) e da Angelo Acerbi, Margherita Giacobino, Alessandro Golinelli oltre che dai consulenti Christos Acrivulis, Flavio Armone, Nancy K. Fishman, Simone Morandi
La giuria del concorso lungometraggi, composta da Peter Cameron, Ivan Cotroneo, Eytan Fox, Patricia Rozema e Cesare Petrillo ha assegnato il Premio Ottavio Mai al miglior lungometraggio (5.000 euro) all’argentina Lucía Puenzo per El Niño Pez e il Premio Speciale della Giuria a El cuarto de Leo (Leo’s Room) dell’uruguaiano Enrique Buchichio presente a Torino. Il film fa parte della linea Queer Frame della casa di produzione e distribuzione Atlantide Enterteinment che ha anche chiuso l’accordo con MK2 per “El Niño Pez” (The Fish Child).
Ancora all’Argentina il Premio Miglior Documentario (2500 euro con un contributo del Coordinamento Torino Pride) decretato dai giurati Giovanni Anversa, Massimo Fusillo e Xavier-Daniel ad Adopción di David Lipszyck. Al Belgio invece il Premio Miglior Cortometraggio (1500 euro) che la giuria composta da Massimo Fenati, Zvonimir Dobrovic, Roberto Cuzzillo ha assegnato a Vivre ancore un peu… di David Lambert. Anche il Pubblico premia il Sud America preferendo tra i documentari in concorso Dzi Croquettes dei brasiliani Raphael Alvarez e Tatiana Issa. All’Italia e alla Capretta di Chagall della torinese Silvia Novelli va il Premio del Pubblico riservato ai cortometraggi, mentre tra i lungometraggi gli spettatori hanno preferito Children of God di Kareem Mortimer.
Ed ora, largo alle considerazioni finali: nel clima plumbeo della Nuova Politica, manifestazioni come questa, in cui circola il libero pensiero tra popoli spesso oppressi dai rispettivi regimi, possono fare paura. Ed è proprio la paura l’arma con cui certi movimenti settentrionali hanno cercato di estorcere consensi ad una popolazione oggi più che mai spaventata dal Diverso. Quella del prossimo anno potrebbe essere un’edizione ridimensionata, oppure più povera e più forte. Molto dipende dalla coesione del movimento, dalla forza delle Idee e di quell’arte dell’arrangiarsi che, piaccia o no a Cota ed ai suoi militanti in camicia verde, accomuna tutto il Belpaese. Nella speranza che l’Europa vigili su quella che molti definiscono “l’anomalia italiana”, in cui convivono cittadini ostaggio di teledittature e diktat vaticani, ed altri letteralmente terrorizzati e, quando va bene, narcotizzati. In questo contesto, il Festival del Cinema Glbt rappresenta un’oasi di civile resistenza, al quale non possiamo che augurare lunga vita.










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