ELIO GERMANO E’ “THOM PAIN”
Luigi Scaglione
Buio. Silenzio. Thom Pain entra in scena, è immerso nel suggestivo castello di Casertavecchia. L’uomo è solo sul palco vuoto. Il pubblico pende dalle sue labbra. Thom Pain ricorda il suo passato e lo fa attraverso semplici metafore. A volte si contraddice e spesso cambia opinione. Prova a coinvolgere il pubblico e poi lo tradisce. Un tradimento continuo. Lo disorienta con giochi di prestigio che non gli riescono. Parla di un amore finito. Racconti distorti: un flusso di coscienza, di emozioni e sentimenti. Poi «Buh!!» il suo urlo/boato. Finisce la magia ma, Thom, è abile a riprendersi quello che gli spetta: l’attenzione, le riflessioni e pensieri che circondano la sua e la nostra esistenza. Chiunque potrebbe identificarsi, anche in piccola parte, in quel personaggio scomodo.
Il Thom Pain, di cui abbiamo parlato fino ad ora, è Elio Germano. Abile e trascinatore. Ironico e sagace. L’attore romano, vincitore quest’anno del premio come migliore attore a Cannes, è padrone della scena, non recita o interpreta, ma come dichiara nelle sue note di regia, lui è Thom Pain: il segreto sta nell’«essere e non provare d’imitare». Germano ci riesce nel migliore dei modi. Rende efficace una pièce difficile da sostenere per più di un’ora, ed anche quando sul finale si avverte un calo, riesce a gestirlo in modo intelligente. Un monologo che avrebbe fatto gola a grandi attori del passato, ed Elio Germano, nel suo essere attore, non tradisce.
Non è cattivo Thom Pain anche quando “aggredisce” il pubblico, è solo vero. È uno specchio di quello che siamo quotidianamente: insensibili, innamorati e, a volte, indifferenti.
«Sono una cosa che ha sentimenti, in un corpo che ha parole» Thom Pain non è altro che questo: un essere umano.











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