AL TROISI LA COINVOLGENTE IRONIA
DI FABIO CANINO
Di Annalisa Castellitti
L’abile showman Fabio Canino è il protagonista di “Fiesta”, commedia diretta e scritta da Roberto Biondi, in collaborazione con lo stesso Fabio Canino e Paolo Lanfredini, e messa in scena per la prima volta a Napoli al Teatro Troisi. Ognuno di noi, si sa, ha i propri “idoli” televisivi, ma per Luca (Fabio Canino) e i suoi amici non esiste nessuno altro mito al di fuori della «grande, immensa e irresistibile soubrette di tutti i tempi»: Raffaele Carrà. Luca si appropria, così, del mito intramontabile della Carrà, «icona gay per antonomasia», per intraprendere una vera e propria missione: «convertire gli etero». Pertanto ogni 18 giugno, il fan, in preda ad una «mania ossessiva», organizza nel suo appartamento una festa in onore della sua amata “eroina” con canti, balli e tanto di torta, in compagnia degli inseparabili Renato, esuberante infermiere, e Ivano, truccatore della Tatangelo o futuro scrittore (interpretati dai bravi Diego Longobardi e Sandro Stefanini), perché «il compleanno di Raffa si festeggia tutti insieme come il Santo Natale». La situazione, tuttavia, si complica con l’arrivo alla festa di due nuovi ospiti: il primo è il «bisessuale» Giuseppe (Giovanni Di Lonardo), il secondo è Massimo (Manuele Labate), un poliziotto «etero al 150%». Ha inizio così il «rituale della verità» con la statuina di Raffa: ma la verità ha mille sfaccettature, spesso, complesse e difficili da decifrare. Da tale presupposto muove il corteggiamento di Luca nei confronti di Massimo, ma il “gioco” sfocia in una riflessione (auto)ironica sull’“universo omosessuale” e sulla “genetica dei sentimenti”. Esilaranti gags e battute ad effetto, oltre a divertire il pubblico, lanciano un messaggio universale in difesa della dignità umana: «l’amore non ha sesso» e non esistono pregiudizi razziali o religiosi tra chi si ama. Da qui un divertente “excursus” che si snoda partendo dalle canzoni più famose della Carrà. Ottima la performance di Fabio Canino, il quale ha saputo interagire con il pubblico in maniera divertente e leggera senza cadere mai nella volgarità, nonostante qualche sottile rimando alle Sacre Scritture che, in quest’occasione, fa tutt’uno con la comicità del testo. Il suo ruolo, che all’inizio sembra primeggiare sugli altri personaggi, è in realtà il prototipo di un “essere umano” che, dopo aver vissuto relazioni brevi ed instabili, «vorrebbe incollare i cocci della sua vita» e, nel contempo, dare una precisa identità a quella che – freudianamente parlando – si definisce come “inversione assoluta”. “Fiesta” è, dunque, una storia sentimentale, fatta anche di solitudine e di bisogno d’amore, una storia da ascoltare con il cuore e da raccontare con intelligenza. La grande novità è, infine, l’abolizione della cosiddetta “quarta parete”: sono infatti gli spettatori a decidere, fino al 7 febbraio, il finale dello spettacolo scegliendo tra tre opzioni.










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