TEMPO DI MONDIALE PER NOI NAPOLITANI
Gino Giammarino
E venne il giorno del debutto dell’Italia. “Campione del mondo, Campione del mondo, Campione del mondo” - come ricorda la stampa sportiva (nord)nazionale tutta presa dalla piena enfasi da tricolore. Enfasi che fa passare sotto silenzio un’intervista a Rino Gattuso dove l’improperio continuato ed eletto a vocabolario viene giustificato da un compiacente Carlo Paris con la scusa che ad un campione del mondo si può perdonare tutto. Sarà, ma a Sua Maestà Diego Armando Maradona durante Italia ’90 non fu riservato un trattamento analogo. Eccezion fatta per il San Paolo di Napoli (vedi filmato nell’area video del giornale – ndr), El Pibe, la sua Nazionale e l’inno di una nazione a noi particolarmente vicina, furono fischiati con una veemenza ed un odio tali, che il Ku Klux Klan avrebbe potuto proporre al tifoso nordista la tessera onoraria. E’ difficile spiegare al tifoso padano, ma ancor di più a coloro che tifano Italia solo in questo momento e non conoscono le angherie che i meridionali subiscono a Torino, Milano, Bergamo, Brescia,Verona (mi fermo qui per brevità d’articolo), il rapporto straordinario che lega Sud-America e Sud-Italia, la nazionale Argentina e il tifo napoletano. Chi frequenta gli stadi al seguito della pattuglia partenopea sa che questa nazionale, proprio nazionale nel senso compiuto non è. E a chi punta sul mondiale per rafforzare quell’unità d’Italia fatta sulle spalle dei meridionali, e che vede in campo una serie di contestatissime “celebrazioni” per il 150° anno della sua unità”, la torcida azzurra risponde, come in ogni mondiale, tifando Argentina. Il napoletano vero sa che chi ha denigrato Diego lo ha fatto per puntare indirettamente il dito contro il nostro Sud, secondo un principio della delegittimazione dell’avversario con la quale è stata mistificata anche -per anni- la dinastia dei Borbone.
Bisognerà informare meglio il povero Fabio Cannavaro, che ha pensato o gli hanno fatto pensare di farsi bello annunciando in conferenza stampa la devoluzione di parte degli emolumenti nazionali a favore del comitato per le celebrazioni del centocinquantenario dell’unità d’Italia. “Noi uniamo, non dividiamo” – ha dichiarato il fiero capitano azzurro. A lui propongo di andarsi a rivedere un vecchio DVD edito dalla Gazzetta dello Sport e dedicato alla vita di Diego Armando Maradona: durante il mondiale ’90, un cronista cerca di capire le motivazioni di un ragazzo con i capelli tagliati cortissimi, che cammina svelto brandendo un’asta con una grande bandiera argentina. “Scusi, ma lei non è italiano?” – gli chiede il giornalista. Il ragazzo, non rallentando neanche il passo, sibila un fiero: “No, sono napoletano!”
Per la cronaca, quel ragazzo si chiamava Antonio Lombardo, noto gestore di frequentatissimi ritrovi della movida napoletana. Oggi, nauseato da una città troppo difficile da accettare per un napoletano doc, e da un Paese da burletta dove non cambia mai nulla e ci si divide su tutto alla faccia della “Malaunità”, Antonio ha trasferito le sue attività tra le isole del Pacifico. Da lì, grazie ad una parabola, non perde una partita del Napoli che sia una, e continua seraficamente a guardare le partite dell’Italia con il tranquillo distacco dell’appassionato che giudica la prestazione sportiva di una nazionale straniera.










I “nostri” eroi, messi alle strette dalla polemica divampante sui compensi-scompensi, ritenuti troppo alti, hanno dichiarato che stanno pensando di devolvere parte dei premi per le celebrazioni dell’Unità d’Italia. Solo che non hanno ancora confermato la decisione. Si sa solo che non sarà vincolante per tutti e la cifra sarà a piacere.
Anche papa Benedetto XVI, celebrando la messa di conclusione dell’Anno sacerdotale in S.Pietro, ha dichiarato:”Intendiamo promettere di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più”.
Non ha quindi promesso ma “intende” promettere.
E’ già qualcosa:-)))
….è umano che chi è strapagato ed ignorante della storia della sua terra, cerchi di proporre una propria buona immagine alle istituzioni che lo pagano. Chissà se, nel suo intimo, sia davvero convinto di quello che ha detto. O forse ci crede veramente in quell’unità che gli ha permesso di vivere molto bene. O più semplicemente fa parte di quella schiera vastissima di pagnottisti. Diciamolo francamente, non è l’unico napoletano a vederla così. Ricordo ancora le bandiere dei savoia esposte dai balconi, quando contestammo la loro entrata al Duomo di Napoli e quanto successe sul sagrato. Io c’ero.
Comunque sia, sono sempre più convinto che gli italiani tutti, si riconoscono tali solo quando gioca la squadra nazionale, per il resto, ognuno per se e Dio per tutti. Campanilsmo…tanto, patriottismo per amore, non ne ho mai visto in questo Bel Paese.
Ciao Ginooooooo, stattte bbuono!
Borjes@hotmail.it
Il “problema” di devolvere il premio Cannavaro non l’avrà, solo semplicemente perchè l’Italia vincerà solo presumibilmente il cosiddetto “ficosecco”! E poi Cannavaro dovrebbe controllare i suoi rigurgiti patriottici che lo portano a ricordarsi solo a circa 38 anni(a pancia e conto in banca pieni) di voler ritornare a Napoli (fornito d’apposito catetere), oppure di voler devolvere il premio d’un’improbabile vittoria al comitato per i festeggiamenti dei 150 anni d’unità.
Insomme e in breve : Cannavaro non è credibile come napoletano e manco come italiano! Forse è giusto vada a svernare, come si dice, a Dubai in Arabia.
Un ultimo consiglio : forse là avrà il tempo per leggersi qualche buon libro di storia che gli chiarisca un pò le idee!
Andrea Balìa
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