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ROMA LADRONA O LEGA MANGIONA ?
Alfredo Taglialatela

18 febbraio 2010 No Comment

cappio_legaIl partito dell’ideologo Miglio passato poi in gestione al “duro Bossi” lentamente si è trasformato, con grande determinazione, da partito della legalità (ricordiamo i cappi in Parlamento al momento di Tangentopoli) e della difesa del territorio, in partito delle poltrone, delle banche, dei consigli di amministrazione, delle autostrade, degli ospedali, della Rai, Expo, e perfino Cinecittà (vedi i soldi nostri buttati al vento per il flop ”Barbarossa”).
Dappertutto i capi bastone della Lega hanno dispensato a persone mediocri incarichi e consulenze d’oro, pur di aumentare la rete di voti sulla piazza del Nord. Il record lo detiene un certo Leonardo Ambrogio Carioni di Como con ben sei incarichi dalla Provincia all’Expo.

Possiamo immaginare cosa faranno gli “idealisti padani” dopo le elezioni regionali, con quanto succhieranno in nome dello pseudo-federalismo contando sulla già consolidata esperienza in Comuni e Province che loro, ovviamente i capi del partito, non vogliono assolutamente che vengano abolite.
Sorprende l’indifferenza degli elettori della Lega, gente che vive su territori a rischio e continuamente martoriati, anche di fronte allo strano caso dei fondi per il Po, stanziati dal governo Prodi per la messa in sicurezza del fiume e di eventuale valorizzazione turistica e ora seppelliti da questo governo con, ovviamente, il beneplacito della Lega.
Per non parlare dei flop quali Malpensa, la sicurezza, l’immigrazione, la giustizia, aiuti alle piccole e medie imprese e le quote latte.
Allora come si giustifica con gli occhi del buon senso il successo di un partito oligarchico che tende spregiudicatamente ad egemonizzare il Nord, con ambizioni verso il centro Italia e con la sfida lanciata agli alleati del Pdl di un largo superamento in alcune regioni del Nord? Personalmente ritengo esista una sola spiegazione: l’informazione vera non esiste e le falsità, come sempre, hanno più presa sui soggetti deboli e culturalmente impreparati.

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