L’ALTRA FACCIA DEL “NAPOLICENTRISMO”
Gino Giammarino
Mentre fervono i preparativi per le prossime elezioni regionali, spunta qua e là il giusto appello alla Regione Campania che verrà affinchè chiunque venga eletto presidente per il prossimo mandato riservi la giusta e meritata attenzione, oltre che alla solita Napoli, anche a Salerno, Benevento, Caserta e Avellino. Ed in effetti è difficile dar torto a queste splendide realtà dove la qualità della vita è senz’altro superiore a quella di una Napoli oramai in caduta libera, beneficiaria e vittima del “Napolicentrismo”.
Sbandierato, infatti, su questi capoluoghi come convincente cavallo di battaglia, nel nome del “divide et impera”, da storici esponenti locali della vecchia Democrazia Cristiana, il Napolicentrismo è stato usato (ed abusato) da costoro per anni e con un doppio effetto. Alla base elettorale hanno detto peste e corna della Napoli grande accaparratrice di fondi ed attenzioni, nella ex capitale del Regno delle Due Sicilie hanno fatto, invece, i propri interessi senza scrupoli, saccheggiando Partenope senza ritegno.
Ma la riflessione non è quella di un, pur necessario, ricambio della classe dirigente meridionale: quello su cui meditare è il risultato. Cioè, se il risultato del Napolicentrismo è il suo degrado civile, politico e sociale, sotto gli occhi di tutti in Italia e nel mondo (ci riferiamo alla vicenda rifiuti – ndr), siamo sicuri che Benevento, Avellino, Caserta e Salerno non abbiano beneficiato della “distrazione” della politica locale anzichè esserne vittime?










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