IMBOSCATA A VINCENZO DE LUCA
Gino Giammarino
Incontriamo Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno ed esponente del Partito Democratico, del quale si può dire tutto ma non certo che gli manchi la personalità ed il coraggio nelle scelte.
Qual è la sua visione della rappresentatività come schieramento ideologico e territoriale?
Dal punto di vista ideologico, non c’è più nulla di aggregato in questo Paese. Le diverse coalizioni si presentano -sempre di più- come il campo di un mercato politico che riguarda singoli soggetti e non singole componenti politiche: questa è la verità. Per quello che riguarda noi, occorrerà fare uno sforzo straordinario di radicamento del partito (PD) nel territorio: abbiamo problemi ancora irrisolti. Il problema del rapporto con il Sud è legato, ovviamente, a scelte programmatiche, a cose concrete da dire e da fare, ma anche ad una qualità e credibilità nei gruppi dirigenti nei territori tale da mediare il rapporto con il partito nazionale.
Un partito è fatto di uomini e di idee, ma gli uomini sono spesso scomodi per le idee: lei rappresenta un caso emblematico segnalandosi proprio per scelte di grande personalità che travalicano il partito in nome del governo del territorio. Cosa pensa della “personalizzazione” della politica?
Ma diciamo che la “personalizzazione” è un connotato della politica moderna. Può piacere o non piacere, ma la politica oggi procede anche attraverso grandi semplificazioni che, il più delle volte, vengono rappresentate dal leader. La leadership è attualmente una delle componenti essenziali del fare politica: può non piacere, ma è un dato di fatto imprescindibile. Ovviamente, la personalizzazione non può ridursi a cancellare, alla fine, qualunque organizzazione e qualunque sforzo collettivo; nessuno, da solo, è in grado di muovere la realtà, dobbiamo trovare dei punti di equilibrio. A volte le posizioni innovative sembrano di rottura, la verità è che oggi i riformismi intelligenti in larga misura coincidono, sono sovrapponibili. Non abbiamo più le grandi divaricazioni ideologiche, ci si misura sulla capacità di saper risolvere i problemi.
Stiamo vivendo anche un momento economico e politico che avrebbe bisogno di scelte tanto coraggiose, quanto condivise…
Sicuramente di una maggiore consapevolezza da entrambi gli schieramenti. Anche se devo dire che su questo misuriamo una distanza notevole rispetto alle proposte del Governo nelle quali non ritrovo, almeno personalmente, né equità sociale, né rilancio dello sviluppo. Mi sembra una manovra semplicemente contabile: tiriamo una linea, tagliamo in maniera indifferenziata e tiriamo avanti. Non è così che si può governare un processo di crisi delicato come quello che investe il nostro e tutti i Paesi occidentali.
Andiamo verso il Federalismo con una classe politica ancorata a vecchi schemi e bizantinismi: che speranze concrete ha, questo Paese, di raggiungere finalmente una modernizzazione?
Non abbiamo mai parlato tanto di Federalismo e “decentramento”, ma non abbiamo mai avuto tanta “centralizzazione” sul piano delle decisioni e delle finanze: un paradosso che dovrebbe preoccupare. Io sono nettamente favorevole ad una linea federalista seria, ma più che al federalismo, sono favorevole ad una linea di sussidiarietà. Sono pronto ad accettare questa sfida, perché non c’è dubbio che gran parte del problema meridionale è rappresentato da classi dirigenti assolutamente incapaci e corrotte.
In conclusione, la sua ricetta in pillole per il riscatto del nostro Sud…
Il problema del Sud è sintetizzabile in due o tre elementi che ci differenziano dal Nord e dall’Europa. Il primo è la pubblica amministrazione: un investitore viene nel Sud se ne trova una efficiente, uno Stato con processi decisionali rapidi. Qui abbiamo ancora un ritardo immenso che dobbiamo colmare. Altro punto è quello della sicurezza. La predominanza della delinquenza organizzata è drammatica, abbiamo territori interi che sono sottratti al governo dello Stato, dove lo Stato non c’è, c’è solo la delinquenza organizzata. Infine, la riqualificazione e la umanizzazione dell’ambiente, dei quartieri, dei territori. Per me, il Sud è in queste tre cose. Se le affrontiamo, diamo una svolta aldilà della lamentazione.










Sulle risposte che De Luca da sul Sud potremmo, a grandi linee, anche condividerle.Il problema però è un altro : come risolverli quei problemi, e con chi?
Se crede che la PDL non li affronta, crede davvero che il PD possa farlo? Se lo pensa i casi sono due : o è un inguaribile otimista, o è uno stupido.
Andrea Balìa
Non vedo come si possa parlare di federalismo serio quando a SUD non abbiamo più una banca nostra che possa sostenere un eventuale rilancio economico del territorio. Il sig. De Luca sta sognando se spera che ci siano investitori futuri e ammesso che ce ne siano, il ritorno economico andrebbe sempre a nord.
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