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SPAGNA – OLANDA: MEDIOCRI?
“L’importante è che non abbia vinto la Germania!”
Alfredo Ferraro

14 luglio 2010 No Comment
UN MOMENTO DELLA FINALE

UN MOMENTO DELLA FINALE

Finché si scherza si scherza, corbezzoli! Che significa: “La Spagna ha giocato meglio dell’Olanda”? Che significa giocare meglio? Che gli olandesi picchiavano e gli spagnoli no (o picchiavano meno)?  Non capisco i commenti negativi sull’arbitro Webb: ha evitato finché ha potuto di tirare fuori i cartellini gialli, ha evitato colpi di testa ed il protagonismo di certi arbitri che al suo posto avrebbero rovinato la finale del campionato del mondo! A sentire Bagni dai microfoni Rai avrebbe dovuto espellere due olandesi già nei minuti iniziali del primo tempo. Vale a dire, volendo assecondare questa opinione, che qualche miliardo e passa di persone appena sedute davanti alla Tv (compreso il mio autorevolissimo amico fesbukkiano Gianni De Felice), ansiosi di assistere ad un evento pompato a più non posso dai media internazionali (con sponsorizzazioni milionarie annesse) avrebbero dovuto alzarsi e andarsene a letto o cambiare canale. Qualcuno potrà obiettare: ma quegli olandesi avrebbero meritato di uscire! Picchia tu che picchio anch’io doveva essere la risposta evangelica, l’unica, al gioco falloso degli oranges ed all’inerzia dell’arbitro, in proposito il “Regolamento” parla chiaro…

Forse la Spagna era scesa in campo pensando di trovarsi di fronte ad un clone della squadra tedesca, battuta con facilità disarmante in semifinale. Una volta aggredita e spenta ogni fonte di gioco però si è resa conto che solo grazie ad una prodezza avrebbe potuto sbloccare la partita. Già, ma per produrre una prodezza ci vogliono i prodi e la Spagna, al momento, proprio non ne ha. Li avrebbe avuti senz’altro l’Argentina ma Maradona non li ha portati in Sud Africa o se li ha portati non li ha fatti giocare o se li ha fatti giocare erano spompati o li ha impiegati fuori ruolo. L’Olanda poteva zittire tutti se il suo uomo di spicco all’attacco, tale Robben, messo due volte a tu per tu con Casillas non gli avesse improvvidamente calciato addosso. E con ciò rispondo agli amici blatteriani quando sostengono che quattro anni fa la nazionale italiana non meritasse di vincere il mondiale. Forse dimenticano, per dirne una, che un certo Del Piero, innescato da un superlativo Cannavaro, segnò in semifinale contro la Germania il secondo gol con una beffarda parabola, uccellando di brutto l’allibito Lehmann che era uscito alla disperata, proprio come ha fatto Casillas domenica sera, per chiudergli lo specchio della porta: signore e signori, ladies and gentleman, tutti in piedi, questo è il Calcio (non per niente i tedeschi, che da noi le hanno sempre prese, ci odiano a morte!).

Tra Olanda e Spagna in definitiva le occasioni vere da rete sono state due o tre per parte in tutto l’incontro. Gli esiti sono stati tutti infruttuosi ad eccezione dell’ultima occasione capitata agli spagnoli, nel secondo tempo supplementare, culminata col gol. Guarda caso l’azione vincente è stata propiziata da una svista dell’arbitro e del suo assistente che non hanno segnalato un clamoroso calcio d’angolo a favore degli olandesi i quali, a buon diritto, potranno dirsi penalizzati ed affermare ad alta voce, fino a vecchiaia inoltrata, che senza quell’episodio la partita se la sarebbero giocata ai calci di rigore, come a quel punto tutti pensavamo.

Nel fine serata di Johannesburg abbiamo assistito a due momenti che finiranno per contraddistinguere la kermesse 2010 del calcio mondiale: la soddisfazione, assieme all’incredulità, espresse dai volti degli spagnoli, da una parte, e la spudoratezza con cui il patron della Fifa, Blatter, si è voluto esibire nel consegnare l’ambito trofeo che quattro anni fa si rifiutò, di fatto, di riconoscere all’Italia. E adesso per piacere mettetevi nei panni degli Orange: tre finali e tre sconfitte, 1974, 1978, 2010. Mentre in Spagna è il tripudio in Olanda è l’incubo: perdere tre finali iridate consecutive è una maledizione. E se questa volta l’esito dello scontro era incerto, non era così trentadue e, meno che mai, trentasei anni fa quando il team dei tulipani rappresentava il meglio del calcio mondiale. Gli avversari venivano accerchiati, la palla letteralmente sradicata dai piedi. A quel tempo s’impiegava ancora il libero all’italiana, come ultimo baluardo a difesa della porta mentre gli oranges proponevano quattro difensori in linea con la conseguenza che gli attaccanti rivali si ritrovavano sistematicamente in fuori gioco (almeno 20, 30 volte in una partita). Era l’innovativo gioco di Rinus Michels, il trainer dell’Aiax, con la quale incantava il pubblico e faceva letteralmente ammattire gli avversari. Ci volle un bel po’ per studiare ed applicare le contromosse e fino a che ciò non avvenne i nostri dovettero rassegnarsi a subire un’imbarazzante inferiorità tattica e noi tifosi a sviluppare insieme con loro il più grande sentimento di antipatia pallonara che la storia ricordi, altro che frustrazione da catenaccio all’italiana! Come se non bastasse l’Olanda poteva esibire un pool di assi di straordinaria caratura tra i quali i leggendari Johan Cruijff (l’olandese volante, praticamente immarcabile), Jhonny Rep, Johan Neeskens, Arie Haan, Rob Rensenbrink , Rudy Krol. l’unico punto debole sembrava il portiere, nel senso che nessuno ricorda di averlo mai visto prodursi in un intervento, perché i compagni con il loro calcio totale, impedivano ai rivali di avvicinarsi alla porta e quando raramente ciò capitava Jongbloed (c’è qualcuno che se ne ricordava il nome?) usciva all’impazzata fuori area calciando in tribuna. Da qui la sensazione che fosse scarso. Noi tifosi eravamo così complessati che durante la finale mondiale del ’74, Olanda – Germania, indispettiti da tanta superiorità ci schierammo per quest’ultima (fino a che punto può arrivare il tifo!), e sono convinto che tutto il mondo facesse altrettanto. La Germania vinse ma dentro di noi sapevamo che si trattava di un’ingiustizia. Oggi invece tra Spagna e Olanda tutti hanno potuto constatare la mediocrità delle due compagini e, sempre da tifosi, ci rammarichiamo ancora di più per l’occasione sprecata dall’italica  rappresentativa (nel modo che tutti ben sappiamo) per rimpinguare l’albo d’oro. L’unico motivo di consolazione infatti è poter constatare che rimaniamo secondi, dietro al Brasile, in fatto di titoli conquistati: ben quattro! Seguono a ruota Germania con tre, Argentina ed Uruguay due. Per la Spagna come si sa è stata la prima vittoria. Soddisfazione direi ben sintetizzata da un giovanissimo tifoso interrogato in TV: “L’importante è che non abbia vinto la Germania!”.

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