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	<title>ilBrigante.it &#187; Teatro</title>
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		<title>&#8220;A CUORE SCALZO&#8221;, IVANO ILARDI&#8220;IL CONDOMINIO DI VOCI DENTRO ME&#8221;Antonio Mocciola</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 23:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Intervista al giovane attore napoletano</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15819" title="101" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/101-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /> </p>
<p>A scuola lo chiamavano con lieve disprezzo “l&#8217;Italiano”. Che in certi quartieri popolari può essere anche un&#8217;offesa. “<em>In effetti lo era </em>– dice – <em>parlavo con voce impostata, con dizione perfetta, mi divertivo a sentirmi fuori dal coro</em>”. Così era da giovanissimo Ivano Ilardi, classe 1986. Che ora porta in scena “N&#8217; Paraviso”, testo aulico, in napoletano antico, di Ferdinando Russo, e la situazione si ribalta. “<em>In effetti anche stavolta</em> – ammette – <em>non parlo il napoletano di oggi, ma una lingua nobile, ricca di suoni soavi, non conosciuta abbastanza. Un testo attuale, che io raccordo accompagnando gli spettatori come un moderno Virgilio, vestito un po&#8217; da gondoliere</em>”.</p>
<p>L&#8217;”italiano” ha voce profonda, sguardo irrequieto (“<em>ero, e forse sono ancora, uno scavezzacollo</em>”) e ricordi dolci nel cassetto: “<em>Mia madre aprì una piccola sala teatrale a piazza Carlo III, che chiuse a causa dell&#8217;alluvione del 2001. Ma io da allora non sono più sceso dalle tavole del palcoscenico!</em>”. Ecco dunque la Compagnia Borgo Orefici, passando per un trienno all&#8217;Elicantropo (“<em>ma ero troppo immaturo”</em> &#8211; ammette &#8211; <em>“ricordo con gioia lo spettacolo “Entrate” di Carlo Cerciello, e il rapporto con gli altri ragazzi</em>”). Si considera “<em>preciso, instancabile, onesto, ossessionato dall&#8217;evitare la banalità, preferisco fare cose che capiscono in pochi piuttosto che non vere</em>”.  Ammira la comicità d&#8217;annata, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ma soprattutto Totò. A Torino la folgorazione con il teatro che adopera il corpo come strumento: “<em>La trilogia con Paola Tortora –</em> ricorda &#8211; <em>“Aporìe”, è stata un&#8217;esperienza estrema, in cui ho sentito per la prima volta il mio corpo, e l&#8217;importanza di allenarlo. Da allora corro con regolarità, e se trovo qualche ostacolo&#8230; lo salto!</em>”. Simpatia spiccata, qualche complesso qua e là (“<em>Ho begli occhi ma un brutto naso, mi considero un bel-brutto</em>!”), scilinguagnolo ben allenato, Ivano Ilardi dice grazie “<em>a me stesso, perchè dopo qualche problemino di balbuzie da piccolo ho acceso tutte le mie percezioni, dando voce a tutte le persone che abitano il condominio dentro di me. Ma ringrazio anche i maestri che non ho amato, perchè da tutti ho rubato qualcosa. Questo mestiere è fatto di prestiti”</em>. C&#8217;è spazio per l&#8217;amore? “<em>Certo, anche se a distanza. Si chiama Irene. Con lei il mio cuore è leggero. Un attore dovrebbe innamorarsi, sempre</em>”.</p>
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		<title>&#8220;A CUORE SCALZO&#8221;, ROBERTA ASTUTILA DONNA E&#8217; MOBILEAntonio Mocciola</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 23:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<b>Intervista all'attrice e fotomodella partenopea</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15813" title="028" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/028-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /> </p>
<p>Incede, come una gazzella nella savana. Esile, sinuosa, elegantemente naturale. E poi fa: “<em>Sono un maschiaccio. L&#8217;apparenza inganna</em>”. Questo è Roberta Astuti. Bella, figlia di due modelli, ciglia lunghe e dita affusolatE. Volete vederla come uno scugnizzo napoletano? Si può. Al Teatro San Carlo, dove fa la guida teatralizzata, travestita da guappo. “<em>Non sai che gioia</em> – sospira – <em>rinunciare di tanto in tanto alla femminilità da scatto fotografico, o da palcoscenico. Del resto sono cresciuta tra maschi, facendo tutto fuorchè la principessina</em>”. Nei saliscendi della vita, pur nei suoi pochi 24 anni, la Astuti ha già conosciuto il dolore, per la malattia dell&#8217;amatissimo padre, e la necessità di lavorare troppo presto “<em>ma non per questo</em> – precisa – <em>ho trascurato gli studi, sono laureanda in Archeologia e Storia dell&#8217;Arte. Solo che, a un certo punto, ho dovuto sacrificare il teatro, con grande dispiacere</em>”. Fino a quando&#8230; “<em>Fino a quando</em> – sorride – <em>non è spuntato Francesco De Falco.  Insieme al mio collega (e fidanzato) Yuri Napoli, che mi sprona ad abbandonare la mia parte razionale, mi hanno dato uno sprone a proseguire</em>”. E bene han fatto, perchè il sangue è tornato a scorrere nelle vene. Dopo “Vitriol”, il film di De Falco che la vede protagonista, ecco “Giordano Bruno e i Rosa Croce”, il docu-film con Lello Serao già in fase di post-produzione. Ed ancora il teatro, con “Il Barone di Munchausen” per la regia di Mario Santella, con Yuri Napoli (anche autore), Viviana Cangiano, l&#8217;adorata Claudia Natale, Francesco Saverio Esposito e Raffaele Imparato. Uno spettacolo itinerante, una sorta di fiaba, in cui lo spettatore sarà parte interagente della storia. “<em>E poi– per me che amo la lirica – gioisco al mio prossimo ritorno al San Carlo con “Don Trastullo” di Jommelli, dal 2 all&#8217;11 marzo. Ovviamente non canto, anche se il mio amico del cuore Lino Verdicchio sta provando ad insegnarmi a cantare!”. </em></p>
<p>Nel suo passato, la carriera di fotomodella, gli anni al Depoche, al Magma Club di Gennaro Monti, e un anno e mezzo all&#8217;Elicantropo, fino alla associazione “Imprenditori di Sogni”.</p>
<p>Dice di sé: “<em>Sono insicura, autocritica, pignola, attrice inquieta ma in evoluzione, sempre alla ricerca di migliorare. E a volte la bellezza può essere un limite, non sono stata presa sul serio</em>”. E i miti? “<em>Beh, adoro Rossella Falk! L&#8217;ho conosciuta all&#8217;Eliseo, le ho scritto tutta la mia ammirazione (davanti a lei piansi per l&#8217;emozione) e poi mi ha anche risposto! Ma devo tanto a mio nonno materno, che mi ha educato all&#8217;arte, e mia madre, pilastro della famiglia. E come icona di stile, come non scegliere l&#8217;eleganza innata di Audrey Hepburn?</em>”. Beh, ogni tanto il maschiaccio che in te va dunque in vacanza? “<em>Macchè </em>– ride – <em>il mio sogno è interpretare Mercuzio!</em>”. E&#8217; proprio vero, la donna è mobile.</p>
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		<title>&#8220;A CUORE SCALZO&#8221;, GIOVANNI ALLOCCALA VITA CHIAMA, IL TEATRO RISPONDEAntonio Mocciola</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 22:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[A Cuore Scalzo]]></category>
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		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Incontro con l'attore di Portici</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15821" title="018" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/018-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /> </p>
<p>Il teatro, come la vita, può sorprendere. E quando le cose si sfiorano, si toccano, si intrecciano, tutto diventa più interessante, più vivo. Giovanni Allocca è pronto ad una sfida nuova, quella con il teatro del dolore, che tocca da vicino i suoi affetti. E&#8217; sul tema dell&#8217;alzheimer “L&#8217;ultimo pezzo di cotone di zucchero” lo spettacolo di Pippo Cangiano in scena al Teatro De Poche dal 23 febbraio al 2 marzo. Con Allocca, in scena ci sarà Ida Nastasio, nella parte di una madre travolta dalla malattia, con un figlio che ha a sua volta problemi. Niente di tragico, non mancheranno i tocchi lievi, ma non c&#8217;è dubbio che sarà un Giovanni inedito. “<em>E&#8217; vero</em> – ammette – <em>sono percepito come un attore brillante, ed in effetti lo sono. Ma questo tema mi tocca nel vivo, e sarà una prova d&#8217;attore importantissima per me”.</em></p>
<p>Nato nel 1976, Porticese di crescita e casertano di Capodrise d&#8217;adozione, ha nel nome il Dna dello spettacolo. Il padre Antonio ha dato per decenni personaggi memorabili in teatro e sul piccolo e grande schermo. “<em>Ma papà</em> – precisa – <em>non mi ha mai spinto, e neanche scoraggiato. Diciamo che si è soavemente rassegnato! Ricordo ancora quando lo affiancai in “&#8217;O scarfalietto” al Teatro Cilea. Mi preoccupavo del fatto che non scatenassi risate, col tempo e col mestiere mi sono riscattato! E difatti, anni e anni dopo, nello stesso teatro, arriva il successo per Bruno Colella al fianco di Lunetta Savino in “Bene mio core mio”</em>. Nel frattempo, in ordine sparso, miriadi di esperienze: “Miseria e nobiltà (appena maggiorenne), “Viva &#8216;o re”, “Napoli milionaria”, “Ti racconto il 10 maggio” dell&#8217;amico Peppe Miale, “Le dodici fatiche di Ercole”, un indimenticabile “Sogno di una notte di mezza estate” di Tato Russo (“<em>avevo solo 25 anni, ricordo ancora la gioia dei miei in platea</em>”), ma annota con emozione anche episodi, in apparenza minori “<em>come la sostituzione di Luca De Filippo per le prove di “Padre Cicogna” al San Ferdinando, musicata e diretta da Nicola Piovani; oppure quella di Angelo Belgiovine per “Madame quatto solde”, che imparai in pochissime ore&#8230;”</em>, o ancora quando lo stesso Luca in “Le voci di dentro” lo scosse dall&#8217;emozione, a Genova, ricordandogli la parte in scena.</p>
<p>Attore potente, dalla forte espressività, Giovanni Allocca oscilla tra un&#8217;innata pigrizia e un&#8217;adrenalina irrefrenabile “<em>che però</em> – sottolinea – <em>non porta mai alla volgarità, che detesto. La gente deve ricordarsi di te, devi lasciare un segno, ma senza mezzucci di bassa lega. I complimenti di Giacomo Rizzo, ad esempio, li porto nel cuore”</em>. C&#8217;è sempre qualcuno da ringraziare: “<em>A parte mio padre, Tato Russo che mi ha svecchiato, e Gigi Savoia, che mi ha insegnato il naturalismo”</em>. Ammira Giancarlo Giannini ma anche l&#8217;apparentemente distantissimo Woody Allen, e sogna di lavorare con Ferzan Ozpetek: “<em>Ma questo mestiere è cambiato rispetto all&#8217;epoca di mio padre. Adesso devi andare tu a sederti in braccio ai produttori. E vivere in questa città non aiuta. Ci sono troppi attori improvvisati, dilettantismo puro</em>”. Eppure, con Ciro Ceruti e Ciro Villani, passa di sold-out in sold-out con “Fino a prova contraria”. Segno che la gente lo ama, e vuole ridere. Come accoglierà questo Giovanni Allocca in scena al Depoche, così diverso dal solito? “<em>Ho coraggio e talento</em> – sospira – <em>comunque vada avrò fatto sempre quello che mi piace. E che mi fa stare bene con me stesso”.</em>  Perchè questa è la dolce condanna dell&#8217;attore: se la vita chiama, il teatro risponde.</p>
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		<title>IL CONCERTO DELLA MEMORIAVincenzo Villani</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 21:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Ricordando l'Olocausto</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P><IMG class="alignleft size-full wp-image-15805" title=27012012792 alt="" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/27012012792.jpg" width=300 height=169 data-mce-src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/27012012792.jpg">&nbsp;<SPAN style="FONT-SIZE: medium" data-mce-style="font-size: medium;">Alle ore 20:30 del 27 gennaio, giorno della memoria, si è tenuto un concerto sotto la direzione del maestro del coro Salvatore Caputo, soprano Eteri Gvazava, baritono Georg Nigl, ensemble strumentale e parte del coro del teatro San Carlo, Riccardo Fiorentino all’organo. La voce recitante di Ugo Maria Morosi ha letto dei brani di poeti e narratori ispirati al giorno della memoria. </SPAN></P><br />
<P><SPAN style="FONT-SIZE: medium">Il programma ha avuto inizio con i Canti di prigionia di Luigi Dallapiccola per coro a voci miste e alcuni strumenti. Senza nessuna pausa d’interruzione si è poi ascoltata la Messa da Requiem di Gabriel Faurè per soprano, baritono, coro misto e organo. Sul libretto si legge: “La memoria è un progetto per il futuro”. Nel giorno della commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto, il San Carlo dona il suo messaggio attraverso i Canti di prigionia di Dallapiccola, ed il Requiem di Fauré per aiutare tutti a non dimenticare. A non dimenticare che lunga è la lista dei campi e sottocampi di concentramento nazisti europei: dieci in Germania, uno nella Repubblica Ceca, due in Austria, tre in Italia: Bolzano, Fossoli e Trieste. Un totale di ben venti luoghi di sterminio di una folla di Zingari, omosessuali ed ebrei. E lunga è la lista dei testimoni che con la loro voce narrano un dramma vissuto in tenera età. Chi di noi non conosce i racconti di orrore riassunti in una sola parola che fa orrore: Olocausto, che in greco significa bruciato interamente! </SPAN></P><br />
<P><SPAN style="FONT-SIZE: medium">Eppure, c’è chi ha il coraggio di affermare che è tutto pura invenzione degli ebrei e che le fosse comuni non sono la prova dell’olocausto. Si nega, ancora oggi, l’esistenza di un diabolico disegno di sterminio del popolo ebraico e si afferma che non siano sei milioni gli ebrei sterminati, ma meno di quattrocentomila. </SPAN></P><br />
<P>“<SPAN style="FONT-SIZE: medium">Ricordare per non dimenticare” è lo slogan da quando, nel 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, giungendo ad Auschwitz, scoprirono quel campo di concentramento. Liberarono i pochi sopravvissuti e fecero conoscere al mondo intero il terribile genocidio nazista. </SPAN></P><br />
<P><SPAN style="FONT-SIZE: medium" data-mce-style="font-size: medium;">Il 27 gennaio 2012, nel sessantasettesimo anniversario dall’apertura dei cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, si celebra per la dodicesima volta in Italia il Giorno della Memoria. In molti Paesi europei questa ricorrenza è molto sentita, perchè resta una parte della nostra storia collettiva che ancora oggi ci sconvolge e ci spinge a chiederci come sia potuto accadere. Il Giorno della Memoria, in questi anni, ha contribuito a diffondere, soprattutto nei giovani, una cultura dell’accoglienza, del rispetto delle diversità, nonché il desiderio di conoscere ed approfondire la storia. Il capo dello Stato si è emozionato nel ricordare la visita compiuta vent&#8217;anni fa ad Auschwitz insieme a Giovanni Spadolini in rappresentanza del Parlamento italiano, definendola &#8220;una scuola di memoria&#8221;. Toccanti sono anche le parole del premier Mario Monti, che tutti dovremmo far nostre: «L&#8217;Italia e l&#8217;Europa stanno vivendo un periodo delicato: crisi economica, ma soprattutto rischio di crisi di valori. In questo contesto, più che mai, occorre vigilare perché rigurgiti di antisemitismo, xenofobia, intolleranza non intacchino i nostri valori fondanti, vanificando lo sforzo che tutti insieme stiamo compiendo per consolidare la nostra convivenza civile”</SPAN></P></p>
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		<title>&#8220;IL FU MATTIA PASCAL&#8221; AL TEATRO BELLINITATO RUSSO OMAGGIA PIRANDELLORita Tridente</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 21:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Al Teatro Bellini</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15802" title="_public_9792" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/public_9792-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /> All’apertura del sipario sembrerebbe esserci lì, sul palcoscenico del Teatro Bellini un enorme disordine; e invece, come per magia, ogni singolo oggetto si comprende rivestire un ruolo ben preciso, tutto è studiato nel dettaglio, nulla è lasciato al caso.</p>
<p>Tato Russo è ben consapevole di cosa fare, conosce il celebre romanzo pirandelliano, “Il Fu Mattia Pascal”, ne ha tratto un’opera teatrale. Ed ecco che ad andare in scena sono i problemi di identità di un Pirandello di inizio novecento, di un Pirandello del ventunesimo secolo.</p>
<p>Ieri come oggi “vivere” è un verbo che richiama una corretta azione delle funzioni vitali, ma non sempre al verbo “vivere” si deve associare un’interpretazione biologica, talvolta “vivere” può anche essere sinonimo di “amare” ed “essere amati”.</p>
<p>Credere di avere un ruolo, credere di essere qualcuno e scoprire lentamente di non avere alcun valore per nessuno, in particolare per le persone che si amano, fuggire risulterebbe essere l’unica vera soluzione, ricominciare da zero e creare una nuova identità…..a chi non piacerebbe!</p>
<p>Però poi quando ci si ferma e si scopre che tutti hanno dimenticato tutto, ancora una volta si comprende che la vita ha fatto scacco matto.</p>
<p>Una beffarda verità, un gioco da tavolo eterno, che sorprende nei momenti di distrazione, finendo con l’allontanare ancor più la remota possibilità di una vittoria.</p>
<p>Pirandello era uno scrittore, un poeta italiano, ma forse anche un poco filosofo, una sottesa verità emerge dai suoi romanzi, una verità che Tato Russo ha riproposto fedelmente con continue e ossessive immagini di maschere “l’illusione è frammenti di vetri colorati”.</p>
<p>Così intenti a mostrar ciò che non si è, che si finisce col perdere se stessi.</p>
<p>Francesco Acquaroli, Renato De Rienzo, Sarah Falanga, Giulio Fotia, Marina Lorenzi, Adriana Ortolani, Antonio Rampino, Carmen Pommella Francesco Ruotolo, Massimo Sorrentino e Tato Russo nei panni di Mattia Pascal, nei panni di Adriano Meis, nei panni del “Fu” Mattia Pascal ripropongono con estrema disinvoltura e non scialans un testo relativamente antico, che nel passare degli anni trova sempre ulteriormente conferma.</p>
<p>Superba interpretazione di tutti gli attori che nelle mille sfaccettature hanno riproposto i singoli personaggi con una magistrale bravura rendendo chiara tutta la narrazione e inducendo tutto il pubblico ad apprezzare ancora una volta il grande Pirandello, che nella satirica ironia induce a riflettere.</p>
<p>Mattia Pascal riconosciuto defunto da moglie e suocera decide di non smentire la notizia partendo per un’altra vita, creando un’altra identità, tutto sembra andare per il meglio fin quando però non cominciano a sorgere i primi problemi, che per un uomo senza passato si amplificano.</p>
<p>Mattia fa marcia indietro, questa volta si precipita a smentire la notizia della sua morte, che sembra risalire a qualche anno addietro, però la memoria delle persone comuni è corta e come tale Mattia muore per la seconda volta.</p>
<p>“Per la morte era vivo, per la vita era già morto”</p>
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		<title>&#8220;LO SPECCHIO DI ADRIANO&#8221; AL TEATRO IL PRIMOARNOLFO PETRI RIVISITA LA YOURCENARRita Tridente</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 21:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Fino al 19 febbraio</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15798" title="Lo specchio di adriano- Arnolfo_Petri" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/Lo-specchio-di-adriano-Arnolfo_Petri-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /> “I Graffi Nel Cuore”, “Sono Nato Nel Sessantuno”, “Il Teatro Dell’Anima”, “Festa Di Compleanno”, “Lo Specchio Di Adriano”, che sia poesia o teatro si parla sempre di Arnolfo Petri, un attore,un regista, un poeta, che nelle sue mille sfaccettature ancora una volta tocca il cuore e la sensibilità del suo pubblico.</p>
<p>Adriano, imperatore di Roma nel II secolo d.C., torna a far capolino nelle parole di Marguerite Yourcenar, riprese con enfasi dall’attore, Petri, che non ha mancato ancora una volta di mostrare la sua classe facendo di Adriano il proprio alter ego.</p>
<p>Nei libri di storia emergono gli avvenimenti di un passato collettivo, ci si sofferma sulle vicende di popoli interi, mentre tutto ciò che riguarda la singolarità di ogni uomo viene volutamente oscurata.</p>
<p>La storia fa da maestra e le toccanti parole di Marguerite Yourcenar scritte in “Mémoires d&#8217;Hadrien” e riportate al Teatro Il Primo da Arnolfo Petri regalano l’immagine di un uomo con i suoi pregi e difetti, tutto ciò che si ignora perché sempre intenti a rivolgere lo sguardo altrove.</p>
<p>“Si è” e “si deve essere”, responsabilità e volontà, un uomo al capolinea fa il resoconto dei suoi giorni, guarda la morte negli occhi e senza timore l’affronta.</p>
<p>Resta solo il passato, in fondo serve a ben poco far progetti, programmi o illudersi in speranze e sogni, con mente lucida, fredda e gran coraggio va affrontato il “buio” eterno, magari cercando nella narrazione di sé e della propria storia un gradevole sollievo.</p>
<p>Marco Aurelio potenziale interlocutore vive per un attimo una storia non sua, il pubblico ascolta le parole di quell’uomo che quasi in uno sfogo spoglia l’anima di orpelli, la lascia libera di essere ciò che è, senza considerare giudizi o maldicenze, ha finalmente trovato la pace con se stessa.</p>
<p>Candele, specchi e sabbia questi gli unici suppellettili di un palcoscenico completamente avvolto dal buio, al centro un solo uomo vestito di abito bianco, in lui confluiscono potere, cultura, amore, passioni. Quale testo più adeguato per un Arnolfo Petri se non “Lo Specchio Di Adriano”!</p>
<p>Tormenti, agonie, gioia, saggezze filtra tutto tramite le parole dell’attore che puntualizza i dettagli attraverso la mimica del volto, del corpo, attraverso i piccoli gesti.</p>
<p>Un testo quello di Marguerite Yourcenar, “Memorie Di Adriano”, che merita di essere ricordato ed è giusto che a farlo sia proprio un attore brillante e audace come Petri, che torna a calcare sulla sabbia, le orme che Adriano, tanti e tanti secoli addietro, ha lasciato impresse nella storia.</p>
<p>La consapevolezza dell’importanza, del valore e della difficoltà delle “Memorie di Adriano” spinge Petri a concentrare su di sé il peso e la responsabilità della corretta comprensione di questo testo, che immancabilmente sia per un forte contenuto, sia per l’eccelsa abilità dell’attore e regista lascia il suo pubblico con il fiato sospeso.</p>
<p>Un’apnea lunga travagliata come la vita di Adriano che torna a prendere fiato solo quando ormai il vuoto eterno lo chiama a sé e lui con ammirevole coraggio si congeda da questa terra, solo con una piccola luce pronta ad indicargli la retta via.</p>
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		<title>&#8220;IL TESORO DEI PIRATI&#8221; AL TATA&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Lo spettacolo, che utilizza la tecnica del teatro di figura, si svolge in una struttura chiusa che si trasforma sotto gli occhi degli spettatori a ogni cambio di scena. </b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15782" title="il tesoro dei pirati 003" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/il-tesoro-dei-pirati-003-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Il tesoro più grande. Per la rassegna “favole&amp;TAmburi”, pomeridiane per bambini e famiglie a cura del Crest, in collaborazione con Provincia di Taranto e Teatro Pubblico Pugliese, domenica 5 febbraio 2012, alle ore 18 al teatro TaTÀ di Taranto,  in via Grazia Deledda al quartiere Tamburi, in scena <strong> “Il tesoro dei pirati”, ideazione e regia</strong> Silvano Fiordelmondo, Francesco Mattioni, Diego Pasquinelli, s<strong>cenografie</strong> Marina Montelli, musiche Lorenzo Soda, produzione Teatro Pirata (Jesi). Età consigliata: dai 4 anni. Biglietto unico 6 euro: oltre che al botteghino del teatro, i biglietti sono disponibili in diversi punti vendita in città e provincia e online (circuito Bookingshow). Info ai numeri 099.4707948 &#8211; 4725780 &#8211; 366.3473430.</p>
<p>Al centro della storia ci sono le imprese di Milo e Burnaco che incappano in rocambolesche (dis)avventure. I due, tra numerosi colpi di scena, riescono ad impossessarsi della chiave del forziere del tesoro che dovrebbero consegnare al comandante Red, il super cattivo che vuole affondare una nave spagnola. Ma una serie di imprevisti rovinerà i loro piani e, al contempo, li porterà a capire che al di là dell’oro e dei gioielli sono ben altre le cose preziose della vita: il tesoro più grande è quello dell’amicizia e della solidarietà.</p>
<p>Lo spettacolo, che utilizza la tecnica del teatro di figura, si svolge in una struttura chiusa che si trasforma sotto gli occhi degli spettatori a ogni cambio di scena. Il lavoro sull’immagine è modellato su un’impostazione cinematografica, che gioca con primi piani, campi medi e campi lunghi. I ritmi e i modi sono quelli tipici del teatro dei burattini, ma riletti con gli occhi di chi è figlio della società dei media. L’atmosfera dello spettacolo si nutre di tutta la classica mitologia piratesca: isole misteriose, mappe del tesoro, bauli pieni di oro e pietre preziose, uomini senza paura alla continua ricerca di ricchezza e libertà. Il fatto che i protagonisti siano dei burattini dona al tutto un tocco di ironia surreale.</p>
<p>La rassegna “favole&amp;TAmburi” è realizzata nell’ambito di “Teatri Abitati: una rete del contemporaneo”, finanziato dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) dell’Asse IV, Linea di intervento 4.3.2, affidato dalla Regione Puglia al Teatro Pubblico Pugliese.</p>
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		<title>&#8220;IL TEATRO VALE PER DUE&#8221; IN SCENA A MILANO</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>4 marzo 2012
Teatro della Memoria - Milano
INGRESSO 10,00 €</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15778" title="Milano" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/Milano-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" />“Il Teatro Valer per 2!” è uno spettacolo COMICO scritto e diretto da Valerio Manisi presentato per la prima volta al Teatro Monticello di Grottaglie (Ta) nel marzo del 2011, con un grande successo sia di pubblico che di critica. Parte ora per una piccola tournèe in alcune delle principali città d’Italia.<br />
È uno spettacolo divertente, un viaggio in metropolitana interrotto da un allagamento che permetto però, nello stesso tempo, un viaggio nel Teatro e nella storia del Teatro. Interpretato da Valerio Manisi e Valerio Di Tella (uno pugliese l’altro campano) vai scena il 17 febbraio a Napoli per continuare poi a Milano, Roma, Taranto, Lecce, ecc.</p>
<p>Valerio Manisi e Valerio Di Tella (il primo pugliese ed il secondo campano… terroni tutti e due quindi!) si sono conosciuti su internet. Tempo a dietro ci si conosceva per i viali, per le vie, per le piazze, per le parrocchie, nella case del popolo o tra amici comuni… ora ci si conosce on-line!<br />
La comune passione per il Grande Teatro di Eduardo De Filippo li conduce ad incontrarsi su un sito internet totalmente dedicato al grande maestro. Per ironia della sorte, il sito, è appunto creato e gestito da Valerio Di Tella, giovane attore napoletano. Il nome dei 2 basta a sollecitare la curiosità di Valerio Manisi che, in un nebbioso pomeriggio milanese, decide di contattarlo prima per e-mail, poi telefonicamente. Le passioni e le casualità sono cosi simili (il nome, il Teatro, l’affetto per la propria terra, per il proprio dialetto, per le tradizioni, per Eduardo De Filippo, l’entusiasmo e la paura del sangue!) che Valerio Manisi decide di scrivere uno spettacolo interamente dedicato al Teatro, al valore del Teatro che, come minimo, “Vale per 2”!</p>
<p>La città di Roma, città dove attualmente i due vivono, sarà l’ennesima casualità che farà innescare l’inizio dei lavori e la nascita dello spettacolo.<br />
Scaturisce così “Il Teatro Vale per 2!”, uno spettacolo che vuole essere un omaggio al Teatro tutto e a tutti quei giovani autori, attori e registi che, con l’arte davvero nel cuore, si avvicinano, o vorrebbero avvicinarsi, al mondo dello spettacolo… al mondo del Teatro!<br />
Torna quindi anche in scena la “Compagnia del Teatri Jonico Salentino” che si è affermata già nel territorio, con grande riscontro di critica e partecipazione, nella stagione teatrale 2008/09 con la commedia in tre atti “Ccè nì sé tu?” di Valerio Manisi.<br />
“Il Teatro Vale per 2!” vuole essere in fine un “viaggio”. I due infatti s’incontrano nella metropolitana di Roma, si riconoscono e si presentano finalmente di persona. Quando poi arriva il momento di salutarsi, Manisi e Di Tella si ripromettono di trovare tempo per rivedersi e discutere di Teatro… Ma quando?&#8230; D’improvviso il treno metropolitano si ferma nel bel mezzo della linea per l’allagamento di una fermata… tempo trovato!</p>
<p>-</p>
<p>Valerio Manisi &amp; Valerio Di Tella<br />
in<br />
&#8220;Il Teatro Vale per 2&#8243; uno spettacolo scritto e diretto da Valerio Manisi<br />
con la collaborazione degli attori e dello staff della Compagnia del Teatro Jonico Salentino e di Francesco Manisi<br />
musiche di Valerio Manisi<br />
eseguite dal maestro Domenico Carlucci alla chitarra<br />
e da Valerio Manisi all’organetto e ai tamburi</p>
<p>Regia di Valerio Manisi</p>
<p>-</p>
<p>Hanno detto dello spettacolo:</p>
<p>&#8220;Grande successo meritato&#8230; geniale la regia di Manisi, con una straordinaria interpretazione di Valerio Manisi e Valerio Di Tella&#8230; 2 talenti con monologhi e gags con dei tempi teatrali perfetti&#8230; uno spettacolo inedito, con il coraggio di affrontare personaggi che hanno lasciato un patrimonio artistico, da Dante a Jerry Lewis, da Eduardo De Filippo a Massimo Troisi&#8230; straordinaria partecipazione di Pedone Luigi, Francesco Manisi e del maestro Domenico Carlucci. Eccoli i veri teatranti! Bravissimi!&#8221;</p>
<p><strong>Giuseppe Gifuni</strong></p>
<p>&#8220;Per la prima volta si è assistito all&#8217;alternarsi in scena non solo dei &#8220;pilastri&#8221; del teatro come Eduardo De Filippo ed altri, ma anche l&#8217;inserimento suggestivo e magico di Dante con il 5° canto della Divina Commedia. Il tutto accostato alla genialità di Troisi nel suo “Monologo con Dio”. Si parla dell&#8217;amore nella sua tragicomicità. Spettacolo molto gradito dal pubblico. Il Teatro &#8220;Vale&#8221; veramente &#8220;per 2&#8243;!&#8221;</p>
<p><strong>Loredana Di Martino</strong></p>
<p>&#8220;Il teatro Vale per 2! di Valerio Manisi con Valerio Di Tella<br />
Cosa succede se la metro di Roma si blocca per un allagamento? Presto detto. Due mondi si incontrano. Campania e Puglia unite dall&#8217;amore per il palcoscenico, in particolare per il grande Eduardo, motivo che li ha spinti ad intraprendere questo cammino e al quale dedicano questo appuntamento. Il teatro Vale per due: il titolo e&#8217; già esplicativo. Valerio Di Tella e Valerio Manisi mettono in scena un lavoro originale, dinamico che mette in evidenza versatilità e impegno. Un escamotage, quello del problema tecnico, che accompagna lo spettatore in un viaggio,“condito” da versatilità e professionalità, introdotto dalla presentazione di Giuseppe Gifuni. La mimica poi e’ la ciliegina sulla torta. “Un’ arma” che riesce a far ridere di cuore il pubblico. Ad intrecciarsi sono le note di Don Raffaè firmato De Andrè accompagnato dal Maestro Domenico Carlucci, lo struggente quanto famoso monologo di Filumena Maturano affidato alla sentita interpretazione di Rossana de Pascale e il Dialogo con Dio dell’indimenticato Massimo Troisi. Il tutto accompagnato dalla simpatia e bravura di Pedone Luigi e Francesco Manisi presenti in scena. Due ore circa scorrono via veloci in allegria grazie ad una recitazione spontanea. Insomma una performance che coniuga amabilmente tradizione e innovazione con sincera voglia di divulgare l’arte del recitare. La gradevole ambientazione del Piccolo Teatro, dedicato all’indimenticato attore di San Giorgio a Cremano poi, rende ancora piu’ familiare il clima. Una serata piacevole dove le emozioni la fanno da padrona, perché ricordando le parole di De Filippo, quell’istante nel quale l’attore sente la responsabilità del proprio compito è la marcia in più chiamata sentimento.&#8221;</p>
<p><strong>Monica Fabaro</strong></p>
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		<title>&#8220;COLAZIONE DA TIFFANY&#8221;UN TUFFO NEL PASSATORita Tridente</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 00:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Pietro Maccarinelli e la Compagnia Gli Ipocriti In Scena Al Teatro Diana</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15739" title="colazione_da_tiffany_francesca_inaudi_e_lorenzo_lavia1" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/colazione_da_tiffany_francesca_inaudi_e_lorenzo_lavia1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Impeccabile rappresentazione al Teatro Diana, con Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia, che rivestono rispettivamente i panni di Holly Golightly e William Parsons, si parte dall’Alabama per poi giungere a New York, tutto prende vita nel capoluogo partenopeo.</p>
<p>Al limite della realtà e della finzione in scena un libro, un film, una vita….in parte autentica in parte no; “Colazione Da Tiffany” ha “marchiato” una generazione, lasciando un’impronta indelebile del suo passaggio, verrebbe da pensare a Tiffany come alla protagonista indiscussa e invece, “Tiffany” è solo il nome di un’elegantissima gioielleria tanto venerata e richiesta da Holly, una donnina superficiale e perennemente ottimista.</p>
<p>Su di una scenografia studiata nei dettagli un ingenuo scrittore vive ad un piano superiore avvolto dai fiumi di parole, che riempiono le pagine del suo primo libro, al piano inferiore vive la celebre Holly, che dai “bassi fondi” è arrivata alle vette più alte della società solo sfoggiando un carattere “peperino”.</p>
<p>Schietta, ingenua e allo stesso tempo maliziosa, dal passato ridotto in cenere al presente ricco e movimentato, da attenzioni e amore rivolti a tutti alla completa non curanza di terzi, il futuro non esiste e dunque…cosa resta?</p>
<p>A rendere la narrazione più coinvolgente è il parallelismo tra l’esistenza travagliata dello scrittore realmente esistito Truman Capote ed il frutto dell’immaginazione di questo, William Parsons, entrambi segnati dal passaggio di una donna “letale”.</p>
<p>La forze dell’amore porta a legarsi all’altro, almeno fin quando non si resta “traditi” e si finisce con l’odiare chi prima si amava ed è proprio questo ciò che accade prima a Capote e, successivamente, a Parsons.</p>
<p>A completare il cast sono Vincenzo Ferrara, Anna Zapparoli, Flavio Bonacci, Riccardo Floris, Mauro Marino, Cristina Maccà, Giulio Federico Janni, Ippolita Baldini e Pietro Masotti, che al fianco di Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia hanno messo in scena magistralmente un’opera complessa in grado di riempire due ore senza lasciare spazio a momenti vuoti.</p>
<p>Francesca Inaudi mediante la mimica del corpo, l’eleganza dei gesti e l’accattivante personalità rende l’immagine di Holly con estrema disinvoltura, accentuando ogni piccolo aspetto del proprio personaggio.</p>
<p>Da attrice di cinema quale è, la Inaudi vive la vita della sua protagonista come fosse la propria e l’apparizione costante di suppellettili, tra i quali la grande insegna di “Tiffany&amp;Co”, rendono la rappresentazione teatrale un vero e proprio film da oscar.</p>
<p>Lorenzo Lavia da figura marginale nella pomposa vita della giovane Holly vive il tormento dell’anima e narra nelle vesti dell’insicuro Parsons, la voglia repressa di una ribellione, affiancata dalla completa impossibilità di azione.</p>
<p>Con la regia di Piero Maccarinelli, dalla scenografia di Gianni Carluccio ai costumi di Alessandro Lai passando per undici attori qualificati ciò che resta è la consapevolezza che “Colazione Da Tiffany” proprio come la sua protagonista Holly non tramonterà mai.</p>
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		<title>&#8220;DON PASCA&#8217; FA ACQUA &#8216;A PIPPA&#8221; AL TEATRO SANNAZARO</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 17:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[agenda]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<B>Venerdì 3 febbraio 2012, Teatro Sannazaro di Napoli
Il debutto del primo allestimento teatrale nella storica sala partenopea, che rientra nell’ambito del progetto artistico triennale dedicato a “Il Teatro di Luisa Conte”</B>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15725" title="DON PASCA' FA' ACQUA 'A PIPPA (14)" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/DON-PASCA-FA-ACQUA-A-PIPPA-14-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Sarà il debutto dello spettacolo<strong> <em>Don Pasca’ fa’ acqua ‘a pippa </em></strong>di Gaetano Di Maio, <strong>venerdì 3 febbraio 2012</strong> alle ore 21.00 (repliche dal venerdì alla domenica, fino al 19 febbraio) a inaugurare “Il Teatro di Luisa Conte”, un progetto triennale che prevede la messa in scena di tre classici del repertorio del teatro Sannazaro, presentato da Lux Artis</p>
<p>Tre allestimenti che appartengono al periodo di massimo splendore della storica sala partenopea, tra gli anni ’70 e gli anni ’90, e che le permisero d’essere “Teatro dell’Attore”, fra i più vitali d’Italia.</p>
<p>Il progetto mira a rivitalizzare la memoria della Conte, in una sorta d&#8217;ideale “passaggio” di testimone con la nipote Ingrid Sansone. Per i primi tre anni la scelta è “caduta” su tre storici allestimenti: “<strong>Don Pasca’ fa acqua ‘a pippa”, </strong>testo di Gaetano Di Maio da Petito, rappresentato per la prima volta nella stagione teatrale 1975/76, poi nel 1977 ed ancora nell’ 1989;<strong> “Madama quatte solde” </strong>di Gaetano Di Maio da Guarini, rappresentato nella stagione 1974/75 e poi nell’ 1983 e<strong> “Mprièsteme a muglièreta” </strong>di Gaetano Di Maio da Guarini, nella fortunatissima stagione 1973/74, in cui lo spettacolo che raggiunse ben 200 repliche.</p>
<p>“Il mito di Luisa Conte – rivela Ingrid Sansone &#8211; è ancora forte a Napoli e in provincia, e mi è sembrato naturale, dunque, stabilire un ponte tra le esperienze professionali della cara nonna e il teatro che intendo proporre oggi. Vorrei creare una continuità artistica e programmatica, fondata su tre elementi imprescindibili: Luisa Conte, il suo repertorio di commedie elaborate da Gaetano Di Maio e il teatro Sannazaro”.</p>
<p>In questa “avventura” artistica saranno coinvolti l’attore e regista Mario Brancaccio (già interprete di alcune commedie nella storica compagnia di Luisa Conte), Gino Cogliandro, Patrizia Spinosi, Simona Patitucci, Antonio Izzo, Giorgio Pinto e tanti altri nomi che si affiancheranno in seguito.</p>
<p>Il primo allestimento a debuttare, <strong><em>Don Pasca’ fa’ acqua ‘a pippa </em></strong>di Gaetano Di Maio, vede alla regia <strong>Mario Brancaccio</strong>, anche fra gl’interpreti con <strong>Ingrid Sansone, Gino Cogliandro, Patrizia Spinosi</strong> e <strong>Antonio Izzo, Giorgio Pinto, Gioia Fusco, Titta Troise, Virgilio Brancaccio, Giosiano Felago, Emilia Maisto</strong> e con <strong>Simona Patitucci</strong>. Le scene sono a cura di <strong>Francesco Felago</strong>, le musiche del maestro <strong>Antonio Di Francia</strong>, i costumi <strong>di Luisa Gorgi Marchese</strong>.</p>
<p>Il testo è, in ordine di tempo, una delle ultime elaborazioni di Gaetano Di Maio da <em>Don Pasca’ “passa ‘a vacca </em>di Antonio Petito, scritta per il teatro Sannazaro e per l’inimitabile attrice e amica Luisa Conte. L’impianto drammaturgico di Di Maio lascia il canone da Commedia dell’Arte di Petito per dipingere l’affresco di un “basso” napoletano negli anni del Dopoguerra. La commedia si svolge, in maniera esilarante attorno al quesito: ma Cesarino è tornato dall’America ricco o più povero e “sfrantummato” del fratello Ciccillo? “Al pubblico l’ardua sentenza!”. Per esaltare l’immancabile lieto fine, come nell’originale petitiano, la compagnia intona il memorabile matrimonio di “Zeza” accompagnando gli spettatori al banchetto nuziale.<img class="aligncenter size-medium wp-image-15727" title="DON PASCA' FA' ACQUA 'A PIPPA (18)" src="http://www.ilbrigante.it/wp-content/uploads/2012/02/DON-PASCA-FA-ACQUA-A-PIPPA-18-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p align="right">
<p align="right"><strong><em>Don Pasca’ fa’ acqua ‘a pippa </em></strong>di Gaetano Di Maio<strong></strong></p>
<p align="right"><strong>Napoli, Teatro Sannazaro </strong>– dal 3 al 19 febbraio 2012</p>
]]></content:encoded>
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