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UNITA’ D’ITALIA…Fosse vera…
Giulio Iervolino

5 maggio 2010 8 Comments

pontelandolfoL’Italia unita nasce ufficialmente il 17 Gennaio del 1861 e questo la dice già lunga, nessun napoletano farebbe mai nascere qualcosa il giorno 17 perché sarebbe maledetta a priori… nasce con un parlamentino formato da apprendisti amministratori che hanno l’unico impegno di ripianare nel più breve tempo possibile lo spaventoso debito che il regno sardo e quindi il Piemonte ha con la Francia e con il banchiere Rothschild che praticamente li ha in pugno. Il problema viene risolto inventando di sana pianta la leggenda del Risorgimento italiano e facendo nascere società e banche fittizie che guadagnandoci sopra movimentano verso i creditori le ingenti somme (450 milioni di lire del 1860; (quasi 9000 lire del 2000 per ogni lira del 1860: provate a fare il calcolo in euro e vi accorgerete che oggi sarebbe una cifra folle) rapinati al “povero e arretrato sud” che non ha mai chiesto di far parte del nuovo stato unitario (e anzi Ferdinando ha rifiutato per ben 2 volte l’offerta della corona d’Italia).

In questo contesto la presunta ‘volpe della finanza’ che parla solo francese e quando prova a scrivere in italiano fa ridere ma nel frattempo si è arricchita, si inventa la Banca d’Italia, è veramente una sua grande idea una banca che ancora oggi risulta privata e che ci assillerà per i secoli a venire con il signoraggio. Nel frattempo il triangolo industriale del nord (Genova Torino Milano) fa affari d’oro con Francia Germania e Inghilterra; i soldi rapinati al sud cominciano a scarseggiare; il savoiardo baffuto pensa alla caccia e a bere bene mentre sforna figli meritandosi l’appellativo di ‘padre della patria’; il generale tenta di salvare la sua faccia e accusa il nuovo stato di aver affossato il sud ma viene preso a fischi e impedito a parlare; la volpe si ‘allarga troppo’ e scatena le ire francesi che risolvono il problema facendolo avvelenare con un buon caffè.

Sono valse a nulla le fatiche orizzontali della bellissima contessa? Comunque e ad onor del vero questo protogoverno italiano gode della paternità del famoso debito pubblico al quale ognuno di noi resterà legato per sempre da affettuosa amicizia.  E a Napoli cosa succede? Leggete e sorridete. Settembre 1860: Don Liborio Romano per accogliere degnamente il mercenario generale affranca la camorra a dignità di polizia con compiti di ordine pubblico (in pratica devono costringere i napoletani a battere le mani dopo che il nizzardo ha parlato dal balcone di Palazzo D’Andria, segue poi la scena madre del generale, ateo e anticlericale per sua stessa ammissione, che si reca in simbolico pellegrinaggio alla chiesa di Piedigrotta); per puro caso in contemporanea nascono il contrabbando di terra e quello di mare: “lassate passà, è rrobba ‘e zi Peppe” è il segnale per evitare qualsiasi controllo sulle merci in movimento; a rincarare la dose vengono elargite pensioni e vitalizi a persone con particolari meriti di guerra anche se non vi hanno mai partecipato; i legittimisti rifiutano le cariche pubbliche e i soldi offerti dai ‘piemontesi’ e queste poltrone vengono occupate da persone che vengono dal nord  (perfino i bidelli per le scuole) ; immediatamente dopo nasce quello che viene definito riduttivamente “fenomeno del brigantaggio”, le popolazioni rurali si ribellano alle imposizioni degli invasori che non hanno neanche dichiarato guerra; la legittima rivolta che in 10 anni provocherà la morte di quasi diecimila persone viene anche ‘abilmente indirizzata’ dal clero; nell’agosto del  1863 la strage di Pontelandolfo innesca una reazione feroce, paesi interi dati alle fiamme e non si contano i morti tra donne, bambini e vecchi; poi la goccia che fa traboccare il vaso (… la chiesa deve farsene perdonare parecchie…): il decreto Mancini stabilisce che i beni della Chiesa vanno sequestrati, parte l’anatema e le scomuniche per i 4 masnadieri: il baffuto savoiardo, la volpe della finanza, il generale pirata e mercenario e l’anonimo signor John Brown che muore di dispiacere a Firenze dopo aver fatto morire non pochi ragazzi nel nome di un fantomatico ‘comitato romano’ finanziato dai piemontesi, con attentati terroristici contro la Chiesa e che innescherà anche il caso Diotallevi, una vera italica vergogna … e mi fermo qui, anzi no.

Fine secolo ed inizio ‘900, il genio giolittiano distrugge quel poco che era rimasto e il millenario orgoglio del Sud viene definitivamente schiacciato dall’emigrazione; 25 milioni di italiani (?) in quasi 30 anni vengono costretti all’esilio per sfamarsi. Poi c’è la guerra del ‘15/18 fatta con un milione di elmetti ‘regalati dalla Francia’ ad una poverissima Italia, poi …  il resto lo sapete, ma sappiate che non vi ho detto tutto quello che avrei voluto.

Adesso mi piace rivolgermi a tutte quelle associazione neo-borboniche che fanno del gossip e non se ne accorgono nemmeno, la loro attività primaria: amici carissimi perché non vi unite tutti in un solo movimento e pianificate delle attività, che sicuramente richiederanno tempo e  pazienza, che possano effettivamente essere d’ausilio a questo martoriato sud?  Quando comincerete a pensare in grande e a fare sul serio? Forse sarebbe il caso di pensare a riqualificare il nostro territorio e porci come obiettivo primo la disinfestazione dalle mentalità coercitive e stupidamente snob di una classe manageriale e politica parassitaria, capace soltanto di abbassare sempre di più la qualità della nostra vita. La camurrìa ha diverse facce e non sempre è facilmente riconoscibile …
La vera unità italiana sarà possibile soltanto quando tutti rispetteranno le leggi senza interpretarle come pare sia diventato di moda;  quando le tasse saranno giuste e la qualità dei servizi offerti sarà uguale per tutti e dappertutto e quando non ci sarà più nessuna differenza pregiudiziale tra un ministro dello stato ed un qualsiasi cittadino.
Anch’io, quando sarò italiano non solo per appartenenza territoriale, festeggerò l’unità…

L’illustrazione in alto inserita è stata gentilmente concessa dal sito www.pontelandolfonews.com che ringraziamo (ndr).

8 Comments »

  • Giovanni Spano said:

    Signor Iervolino, ho letto il suo articolo, concordo con lei quasi totalmente.
    Intanto, io sono un lettore ed un difensore del fenomeno del brigantaggio e mi chiedo come se lo è chiesto lei, come mai tutti i gruppi “rivoluzionari” , mi riferisco a partigiani , fascisti, comunisti, sono stati rivalutati dalla storia , ed il brigantaggio no ?
    Sarebbe opportuno, come dice lei , che noi meridionali, la smettessimo di litigare tra di noi e ci unissimo per far valere i nostri diritti, molto spesso, fatti passare dai potenti, per favori.
    Questo penso che sia il male del sud, l’assistenzialismo.
    Questi sono discorsi che ci porterebbero lontano, ma qualche volta bisogna essere anche propositivi, credendo un pò di più nelle nostre capacità e rifiutando i falsi favori.
    Per ritornare all’argomento che mi ha tirato in ballo:Liborio Romano e l’Unità d’Italia, tengo a precisare che Liborio Romano, si è servito della camorra, non per far applaudire dai napoletani, Garibaldi al suo ingresso a Napoli, ma per evitare al popolo di Napoli una carneficina, e lo ha fatto, infatti, all’ingresso dei garibaldini a Napoli, non è stato sparato alcun colpo e non è stata versata alcuna goccia di sangue.
    Per ritornare al suo concetto di Unità d’Italia, che è anche il mio, penso che di tempo ne dovrà passare, la mentalità di un popolo non si cambia in tempi brevi, ma è importante che ognuno di noi, che crede in certi valori, nel suo piccolo, faccia qualcosa ………. e le cose cambieranno (prendiamolo come buon auspicio).
    Mi piacerebbe essere tenuto al corrente di quanto si fa per il BRIGANTAGGIO.
    Giovanni Spano – presidente Associazione culturale “don Liborio Romano” Patù – http://www.donliborioromano.it

  • Ena Villani said:

    Bravo Giulio! Un bell’articolo,molto coerente,ben documentato ed espresso.Dici bene nel finale:”quando mi sentirò un italiano”,poichè molti di noi,per come vanno le cose oggi, non sentono più questa appartenenza ed identità,come forse era vero una volta.Auguri! continua,è tutto molto interessante. Ena

  • giulio iervolino said:

    Egregio Dott. SPANO
    la ringrazio molto per aver voluto lasciare un commento al mio pezzo sull’Unità Italiana e la ringrazio altresì per l’apprezzamento dimostrato. Non voglio polemizzare sull’appunto mosso a quanto scritto su Liborio Romano e capisco che Lei da suo concittadino ne prenda onorevolmente e come è giusto che sia, le difese; mi permetta soltanto di precisare che la mia non voleva essere una accusa diretta alla persona (come lei sicuramente saprà a questo aveva già pensato Bovio con il famoso epiteto) che comunque si è dovuta barcamenare tra eventi anche abbastanza subitanei; il fatto è che già Francesco II unico vero eroe di quei giorni, aveva coscientemente lasciato il paese proprio per evitare eventuali ed inutili spargimenti di sangue e accortosi che Don Liborio faceva la politica dei ‘due forni’ (Di Pietro docet) ebbe a dirgli davanti a tutti i rappresentanti del suo governo: “Don Libò, guardateve ‘o cuollo” … io non me la sento di accusarlo apertamente di alto tradimento anche perchè in quei momenti non avrei voluto essere nelle sue scarpe, ma se ci fosse stato Ferdinando non sarebbe mai riuscito a diventare un ministro del nuovo regno italico. Tanto dovevo per dovere di cronaca e mi pregierò in avvenire della sua simpatia e, se vorrà, della sua amicizia.
    La prego di accettare un caro saluto da meridionalista convinto.
    giulio iervolino

  • Salvatore D'Orta said:

    Concordo pienamente con l’articolo del mio amico Giulio, è trovo sacrosante l’opinione del signor Spano , quando afferma che noi italiani dovremmo smetterla di litigare tra noi invece di far valere i nostri diritti, in quanto all’assistenzialismo, ritengo che esso è una condizione che fa molto comodo alla classe politica, la quale non dà certo esempio di unità, al contrario, oltre che a pensare prima di tutto ai propri interessi, vedi leggi e leggine ad ok dall’assistenzialismo,ne trae utilità personali. Io mi sento Italiano al cento per cento, e meridionalista convinto. vergognandomi purtroppo quello che succede nel nostro paese.
    Un caloroso saluto
    Salvatore D’Orta

  • Paolo Piazzesi said:

    Sono emozionato a lasciare un commento a quest’ottima ricostruzione storica di Giulio. Non sono certamente all’altezza delle persone che l’hanno lasciato, però, oltre che concordare pienamente con l’autore, soprattutto sulla litigiosità delle varie “parrocchie” ed essendo uomo pratico, credo che bisognerebbe fare in modo che la nostra vera storia venga, finalmente, raccontata alla gente, al popolo. Non bisogna, secondo me, tenerla relegata nei confini di salotti e convegni per pochi, ma allargarne la conoscenza, che è sicuramente la base per una presa di coscienza delle persone. I sistemi per farlo si potrebbero discutere, ma ci sono: intanto leggerla, magari creando una sorta di banca del libro in prestito, con rievocazioni storiche che coinvolgano alunni delle elementari e medie, libri/fumetti per i più piccoli, rappresentazioni teatrali, teatro di strada, films, ecc.
    Potrebbero essere le fondamenta dalle quali possa vedere la luce una nuova classe dirigente attenta, finalmente, ad alzare la qualità della nostra vita.
    Saluti.
    Paolo Piazzesi

  • Luigi Iervolino said:

    Bravo Giulio.
    Però consentitemi di dire qualcosa. Anch’io sono un meridionalista convinto però dobbiamio uscire fuori da qualsiasi stereotipo. La nostra posizione è, e rimane delicata. La vessazione di cui siamo stati oggetto nel corso del secolo scorso non deve rappresentare uno scudo dietro cui pararci. E’ necessario e vitale, mettere in campo le forze sane e buone del nostro territorio per evitare che ci depauperino delle ultime poche cose che ci sono rimaste. Le ultime politiche messe in campo, che sono di stampo sterttamente nordistico, rischiano di dare un colpo mortale al meridionalismo di cui tanto parliamo ma che così poco difendiamo. E’ triste pensare poi che già tra meridionalisti convinti, non siamo del tutto “certi” di ciò di cui abbiamo conoscenza. Quindi ha ragione Giulio quando dice che forse un giorno diventerà italiano, ma credo che sia veramente arrivato il giorno giusto per evitare che ancora una volta l’unificazione debba rappresentare divisione.

  • Mario Esposito said:

    Certo che le verità passate ed attuali fanno male, e l’insegnamento dovrebbe portare a cambiamenti anche se non radicali ma di buon effetto, cose molte difficile e impossobili in un Italia ormai allo sfascio, nella quale oggi più che ieri vige un assoluta ossesione mentale “Potere e Capitalismo…” Ideali, colori politici,patriottismo,nord ,centro,sud, e chi più ne ha ….. è solo spazzatura masturbazioni mentali per nostalgici,che in qualche modo cercano trà passato e presente soluzioni imposssibili da attuare; e cosa peggiore che attesta la disfatta sono i giovani svuotati,manovrati e resi innocui da quel che oggi gira da quanto lo stato fà per tenerli buoni ed ignari di un futuro a dir poco CATASTROFICO. oggi è SOLO un “SI SALVI CHI PUò TEMPORANEO” Poi………

  • ovidio eduardo monaco said:

    IO NON FESTEGGIO- Mi rammarico tantissimo che la controstoria non venga fatta conoscere e debba essere solo frutto di ricerche. Al Sig. presidente Napolitano, vorrei dire che pagando le tasse, avremmo il diritto, di sapere dopo 150 anni come sono andate veramente le Cose;
    nel DUBBIO sempre più certo io non festeggio questo compleanno di sangue, ove si sono perpetrate assassini fratricidi, furti, e la condanna all’emigrazione di intere generazioni-. D’altronde è costume diffuso nascondere le verità, vedasi (caporetto, foibe, triangolo della morte negli anni 44-46 e quant’altro accaduto di ultimo, ecc)-
    Parliamo di Italia o Popolo Unito, quando in 150 anni ci siamo “scannati” tra di noi in più occasioni-. Un invito al presidente Napolitano, che tanto si affanna a reclamizzare questa pseudo unione, facesse aprire i cassetti segreti della Storia, e ciò per il rispetto di tutti “vivi e morti” “briganti ed emigranti”; i miei figli, i miei nipoti hanno il diritto di sapere-.
    Con stima Ovidio

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