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LE VIE NASCOSTE DI ANTONIO MOCCIOLA
CONTINUANO AD EMOZIONARE IL PUBBLICO
Alfredo Ferraro

23 luglio 2010 No Comment
LA PRESENTAZIONE

LA PRESENTAZIONE

Ad una settimana dalla festa tenutasi a Palazzo Venezia di Napoli lo scorso giovedì 15 luglio 2010 è stato ripresentato, presso il Penguin Cafè di via Santa Lucia, il nuovo libro di Antonio Mocciola e primo debutto per la Giammarino Editore intitolato “Le Vie Nascoste – Tracce di Italia Remota”. Grande intimità e, anche stavolta, attenzione per questa nuova opera di Mocciola che sembra catalizzare in positivo tutto ciò che avvicina. L’incontro, ottimamente moderato dal collega Gianmarco Cesario che ha dato un tocco di regìa teatrale all’evento, ha visto protagonisti, assieme all’autore e all’editore Gino Giammarino, la giornalista professionista Maresa Galli, il Direttore del Dipartimento di Storia dell’Architettura e Restauro dell’Univeristà Federico II Leonardo Di Mauro, ma soprattutto l’attore Roberto Azzurro il quale ha interpretato lunghi passi tratti dall’opera di Mocciola tenendo il pubblico, incredibilmente numeroso nonostante caldo e giornata infrasettimanale, in uno stato di ostaggio volontario nel limbo di una interpretazione immaginifica e travolgente. 

ROBERTO AZZURRO

ROBERTO AZZURRO

I luoghi non sono solo la cornice degli accadi­menti, dello scorrere del tempo, ma qualcosa di in­trinseco, di connesso con gli esseri umani ed in­fluenzano il nostro stato d’animo. Ben lo sapevano gli antichi secondo i quali ogni luogo aveva il suo Genius (dal verbo gì­gnere=generare), il nume tute­lare. Esiste in Italia una costellazione di luoghi can­cellati dalla sto­ria, paesi de­solati, abbandonati – per una ragione o per un’altra – che si sgretolano, si sfal­dano, avvizziscono sprofon­dando nel soporifero ab­braccio dell’accidia e dell’isolamento.  E pur tuttavia custodiscono anch’essi una propria dimensione spi­rituale.

Occorreva un’anima dalla sensibilità non comune per lasciare dietro di sé le località più eleganti e mondane e av­ven­turarsi su strade assolate, mai en­trate negli itinerari tu­ristici pur di raggiungerli e far­celi conoscere. Parliamo di Antonio Mocciola, giornalista dalla prosa raffinata e appassionata il quale ha amorevolmente raccolto per noi nel suo ul­timo libro: “LE VIE NASCOSTE”, sottotitolo “Tracce di Italia remota” (Giammarino editore) proprie pubblicazioni apparse, nel corso degli anni, in una rubrica del mensile “IL BRIGANTE”. Sono il frutto di vent’anni di ricerca e di turismo con­trocorrente visi­tando luoghi sconosciuti, dai nomi arcaici, quali: Craco, Buonanotte, Roma­gnano al Monte, San Pie­tro Infine, Argentiera, Stramentizzo, Nar­do­dipace.

«Ventuno “Pompei del Novecento” – racconta la quarta di copertina – scrigni di tesori inesplorati. Un’Italia diversa, persa nel buio della storia. Una sto­ria da rileggere, da riscoprire, da amare».

LA COPERTINA

LA COPERTINA

Così Curon Venosta (Bolzano), finita sott’acqua ne­gli anni 50 per le esigenze della nascente industria idroe­lettrica: “Un lago azzurro dall’a­spetto pacifi­cato lambisce morbide rive erbose e frastagliate. Mucche pa­scolanti, un vago odore di malga alpina. E in mezzo al lago alto e impavido, svetta un cam­panile. Là sotto c’è una chiesa, là sotto c’è l’antica Curon Venosta”. E il lettore si trova proiettato lì, sul posto, osserva l’affio­rante campanile resistere con ostinata fierezza al pro­prio destino, in perenne con­tem­plazione della propria bellezza, meraviglioso si­mulacro della volontà di sopravvivenza. Come la disabitata Bosa (Oristano), mirabile esem­pio di archeologia industriale, “città che non oppone, da secoli, alcuna resistenza alla sua volut­tuosa deca­denza”. Quali moti dell’animo può provo­care in noi un po­sto che appartiene al passato, che misura il tempo non più con l’orologio ma col calen­dario? Ce lo spiega Mocciola: “Il senso di stordita meraviglia  ti prende alla gola, ti incatena, fa­cendoti dimenticare le sugge­stioni della Costa Smeralda”.

Oppure Craco (Matera), cittadina anch’essa brutal­mente amputata della presenza umana:“Come tante al­tre ha la sua brava cattedrale, il palazzo ba­ronale, le strade acciottolate. Ma qui a mancare è il re­spiro umano. Il vento s’appropria delle pietre ab­bandonate e scuote le fronde, apre e chiude i bat­tenti delle fine­stre, si insi­nua tra le feritoie e urla, spadroneggia. Ora che nessuna forma di vita si op­pone all’alternarsi delle sta­gioni, la pioggia, il sole, la neve, la polvere sbranano quel che resta ancora in piedi. Si avvertono nella de­scrizione dell’inarrestabile declino gli esiti infausti dell’eterna lotta tra l’uomo e la natura, un’immagine he­min­gwayana che fa da sfondo ad una realtà avvilita, di­laniata, pietrificata, che appartiene ad una città spet­trale, metafisica. Si può restare ammutoliti, increduli sbigottiti di fronte all’effetto del vento che scuote i battenti delle finestre dalle quali con l’arbitrio della fantasia po­tremmo scorgere i volti dei vecchi abi­tanti, fi­gure dalle guance rubizze, come quelle dei bambini o degli anziani in buona salute. Era così prima che una frana, nel 1963, travolgesse il paese con violenza inau­dita.

L’opera

La volontà dell’autore di tener fede per tempo al­l’im­pegno preso e di contenere al massimo il prezzo di vendita (10 euro), regala ai lettori un agile pam­phlet in cui pur prevalendo l’aspetto in­formativo («Ma non è una guida», tiene a precisare), riesce a non tradirne lo spirito letterario. A compensare in­fatti lo squilibrio fra il testo e la scarna iconografia ci pensa lui stesso con l’abituale brillantezza dell’esposizione dimo­strando, una volta di più, che la scrittura non è necessa­riamente meno ricca di sfumature di una sgargiante galleria fotografica. L’i­casticità del consumato cronista riesce a trasmetterci il suo stato d’animo, l’eleganza dei pitto­reschi ver­balismi colpisce la fantasia, evoca im­magini e un turbinio di sensazioni. Dardi di questo ge­nere ar­ri­vano diritti al cuore del pubblico e la­sciano se­gni in­delebili.

È indubbiamente un’opera originale, inedita, e sta raccogliendo unanimi riconoscimenti. Avrebbe tutte le carte in regola per aspirare subito ad una trasposi­zione video documentale. Nel frattempo auspi­chiamo che il successo conseguito sin dai primi giorni di esposizione in libreria convinca l’editore ad ap­prontare a tempo di record una seconda edizione, ovviamente meno spartana.

In quanto all’autore, Antonio Mocciola, del quale oltre alle rare doti umane teniamo a ribadire le indi­scuti­bili capacità professionali, ci è dato sapere che per il momento spera che in tanti rendano omaggio ad una di queste “tracce”, affinché essa diventi un po’ meno “remota”, augurandosi «che nella prossima edi­zione il libro anno­veri una “Pompei” in meno, perché vorrebbe dire che quel luogo è stato resti­tuito, al­meno parzial­mente, alla fruibilità dei visita­tori».

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