GABRIELE DEL GRANDE
“MARE DI MEZZO”
Emilia Ferrara
Gabriele Del Grande, da ormai cinque anni lavora a delle inchieste sulle migrazioni nel Mediterraneo, lungo i confini dell’Europa. Nel 2006 ha fondato l’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione, Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com) e nel 2007 ha dato alle stampe il suo primo libro, “Mamadou va a morire”, che rompeva il silenzio sulle stragi in mare degli emigrati. Adesso, a maggio 2010, è uscito il nuovo lavoro, “Il mare di mezzo”, che raccoglie quattro anni di viaggi e di reportage sullo stesso tema.
Come mai hai deciso di condurre quest’inchiesta? Quali sono state
le difficoltà che hai incontrato?
Ho iniziato un po’ per caso. Prima con un articolo, poi due. Poi ho aperto e un blog e alla fine è diventata la mia principale attività di ricerca. Le difficoltà sono di tanto genere. La prima viene dall’ambiente della stampa, che su lavori del genere non investe una lira, pur volendo spesso comprare l’esclusiva su un’inchiesta o su un reportage. Il che rende difficile organizzarsi per viaggiare la maggior parte dell’anno. Ma a fronte di quelle difficoltà, l’urgenza del denunciare la gravità di quanto va accadendo sui nostri mari ti fa trovare l’energia necessaria per continuare.
Quale soluzione si può adottare a tuo avviso per evitare che il
mediterraneo sia il cimitero d’Europa?
Semplice, aprire le frontiere. Una volta gli sbarchi non c’erano. Perché non c’erano politiche tanto restrittive sui visti d’ingresso in Europa. Oggi è il contrario. Solo una esigua minoranza della mia generazione in Africa ha diritto di viaggiare. Fondamentalmente i più benestanti. Per gli altri non rimane che tentare di rischiare la vita. Eppure parliamo di cifre esigue. Altro che invasione! In un anno arrivano dal mare tra i diecimila e i trentamila individui in Italia. Sono meno di un decimo dei lavoratori stranieri che il governo italiano ha chiesto soltanto nel 2009. Aprire la frontiera significherebbe risparmiare migliaia di vite umane.
Quali sono i trattamenti riservati all’accoglienza per queste persone?
C’è di tutto di più. Dalla persona che se la sbriga in autonomia, perché in Italia ha dei parenti o degli amici che lo aiutano a trovare lavoro e alloggio. Ci sono le ottime strutture del Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, lo Sprar, che garantiscono piccole accoglienze, in appartamenti, in contesto di autonomia, in una rete che conta più di 3.000 posti in tutta Italia. E poi come al solito ci sono le mele marce. Chi lucra anche sull’accoglienza, fino alla truffa aggravata. Come è successo in Sicilia, dove la magistratura ha chiesto il rinvio a giudizio di un associazione che gestiva un centro di prima accoglienza, per aver fatto sparire 150.000 euro in fatture false.
L’italia è un paese razzista, ma a tuo avviso dietro questo atteggiamento, si nascondono altri motivi?
Come sopra, l’Italia non è soltanto un paese razzista. La vicenda è molto contraddittoria. Siamo il paese del volontariato, dell’associazionismo, della solidarietà. Ma siamo anche il paese della Lega, della xenofobia, delle ronde e della caccia al negro a Rosarno. I motivi? Di nuovo sono tantissimi. Da un lato l’ancestrale ignoranza, il razzismo studiato negli eurocentrici libri di scuola. Dall’altro la crisi, che fa gridare al capro espiatorio. Dall’altro la crisi delle relazioni, che ci ha reso nelle nostre città sempre più soli e isolati e sempre più spaventati, dal terrorismo, dalle malattie, dagli stranieri. In tutto questo ovviamente le forze politiche hanno un ruolo gravissimo, per aver cavalcato l’onda della paura per creare consenso elettorale. E allo stesso modo la stampa, per non aver raccontato l’emigrazione, e le sue storie e i suoi volti. Ma per essersi sempre e solo limitata alla cronaca nera e alla comunicazione degli slogan facili dei politici di turno.
La legge anti-immigrazione cosa ha inasprito ulteriormente nei confronti dell’immigrazione?
La legge anti-immigrazione non esiste. Se invece ti riferisci al “pacchetto sicurezza”, entrato in vigore nell’agosto 2009, gli inasprimenti sono tanti. Dal divieto di matrimonio per chi non ha il permesso di soggiorno, all’arresto per chi affitta casa a chi non ha i documenti in regola, al prolungamento della detenzione nei centri di espulsione da due a sei mesi, e soprattutto l’introduzione del reato di clandestinità, che per la prima volta in Italia configura un reato non per un’azione delittuosa, ma per un’essenza delittuosa. Si delinque non per ciò che si fa, ma per ciò che si è, un emigrato senza documenti.
L’italia come è vista in tema di immigrazione?
I paesi che hanno comuni orientamenti politici anti-immigrazione (penso alla Francia, ma anche a Malta) guardano all’Italia con favore e sostengono i respingimenti in Libia e la stretta anti immigrati. Le critiche, molto severe, arrivano invece dagli organismi di tutela dei diritti umani. Da Amnesty International a Human Rights Watch, dal Comitato di prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa alla Corte europea dei diritti umani, dalle Nazioni Unite alla stessa Commissione europea e alla Chiesa.
Progetti futuri?
Per ora top secret. Diciamo altri viaggi e altre ricerche.










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