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“PITTURA SCOLPITA”
Sergio Zazzera

21 agosto 2011 No Comment

Dilucrezia1Incontro la pittura di Carlo Di Lucrezia in occasione della collettiva allestita nel suggestivo Supportico di San Lorenzello, durante i festeggiamenti patronali; e la incontro prima dell’artista, che ho, poi, il piacere di conoscere qualche giorno dopo, quando egli mi accoglie nel suo studio, nei pressi della Congregazione. Nel frattempo, però, le quattro opere, che la tirannia dello spazio ha consentito di esporre, mi hanno già dato l’idea di trovarmi di fronte a un’espressione artistica non comune, di quelle che, purtroppo, tuttora disorientano i bourgeois gentilhommes adoratori dell’estetica crociana.

Dilucrezia2Di Lucrezia, che ha superato da poco i suoi “secondi quarant’anni”, perviene alla pittura nel pieno della maturità, diplomandosi, all’età di quarantasette anni, all’Accademia di belle arti di Carrara, dove vive in quel periodo e dove ha per maestro Pietro Pelliccia; e già le sue prime opere, ispirate all’arte italiana medievale e prerinascimentale (Simone Martini, Gentile da Fabriano), ch’egli definisce “copie”, hanno in sé quel tocco in più, che consente loro di vivere una vita autonoma. In seguito, dopo una naturale esperienza rigorosamente figurativa e dopo un breve periodo cubista, egli intraprende una fase, nella quale il colore prevale in maniera netta sul disegno, pur non annullandolo: la sua pittura rimane sempre iconica, anche se i contorni delle figure divengono sempre più sfumati, quando a definirli non è addirittura la scansione rigorosa dei colori; e in questo momento paesaggi, sia urbani (nella prima foto), che rurali, si alternano a tramonti e a nature morte, accompagnati talvolta da singolari grafismi d’impronta arabeggiante, che in qualche caso occupano anche l’intera tela. Peraltro, suscitano particolare attenzione pure le figure che gli sono state ispirate dalle celebri stele della Lunigiana (nella seconda foto), le quali hanno indotto Luigi Bernardi a definire la sua una «pittura scolpita».

Dilucrezia3Le opere del maestro sono state esposte, oltre che in mostre collettive, anche in numerose personali, tenutesi, fra l’altro, a Carrara, La Spezia e Torre Campi, conseguendo pure diversi premi, fra i quali quello per la grafica al 2° trofeo “Lorenzo Viani” (Viareggio 1973) e quelli per la pittura e per la grafica al cenacolo “A. Buttini” (Carrara, 1974-1975); inoltre, prima del suo ritorno a San Lorenzello, egli ha donato numerosi suoi dipinti al comune di Licciana Nardi (MS), che ne assicurerà la fruizione pubblica in maniera permanente.

La tecnica che Di Lucrezia predilige è quella dell’olio, benché nella sua produzione artistica non manchino le figure realizzate a matita, le incisioni e perfino un’affascinante veduta di ambientazione apuana (nella terza foto), realizzata, nientemeno, con l’impiego del ducotone, che conferisce all’immagine la durezza e la lucidità del marmo. Negli ultimi tempi, poi, orientato con tutta probabilità dalla tradizione laurentina della ceramica, egli ha cominciato a modellare nella terracotta figurette che richiamano alla mente le Matres Matutae di Capua: è questo, dunque, il segno di una vivacità creativa multiforme, ch’egli stesso tiene a manifestare, affermando di essere alla continua ricerca di nuove forme espressive.

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