“LUX IN TENEBRIS”
Sergio Zazzera
Un’operazione di recupero, il cui momento più intenso s’è articolato nell’arco degli ultimi sei mesi, all’incirca, ha consentito la riapertura al pubblico delle Catacombe di San Gennaro, il più ricco e interessante complesso cimiteriale paleocristiano dell’Italia meridionale, sviluppatosi fra il II e il X secolo. A pubblicizzare l’importante evento, la direzione della struttura ha organizzato, fino al 7 marzo, sotto l’etichetta Lux in tenebris, una serie di visite guidate serali, alle quali è possibile partecipare, nei limiti di disponibilità di posti, previa prenotazione (tf. 081.5441305; accesso da via Tondo di Capodimonte, 13, accanto alla Basilica del Buon Consiglio); inoltre, è sempre possibile la visita ordinaria, tutti i giorni feriali, dalle ore 10 alle 17 e la domenica fino alle 13.
Partecipo a una di queste visite, guidata personalmente dal direttore del complesso, padre Antonio Loffredo, parroco di Santa Maria della Sanità, il quale intercala alla descrizione storico-artistica del luogo notizie sull’operazione di recupero, attuata dai giovani del quartiere Sanità, a dimostrazione che anche in un’area cittadina resa tristemente nota dalle cronache esiste una gioventù sana.
Gli ambulacri e le basiliche, dei quali la struttura catacombale consta, sono stati dotati d’un impianto d’illuminazione, interamente realizzato dai suddetti giovani, mediante il sapiente impiego di led, mentre le guide di separazione degli spazi sono state forgiate e sagomate in metallo da un altro nucleo di ragazzi, sotto la guida dell’architetto Riccardo Dalisi; e dall’illuminazione così realizzata risultanto valorizzati al massimo i celebri dipinti parietali che ornano arcosoli, pilastri e nicchie. Anche la basilica di San Gennaro extra moenia, dal cui attuale aspetto catalano emergono le originarie linee paleocristiane, è stata completamente recuperata (mediante il ricorso anche a un ingegnoso cavillo giuridico, fatto valere nei confronti dell’amministrazione regionale della sanità, che la deteneva, come spiega padre Antonio) e vi sono state sistemate alcune installazioni dell’artista Annamaria Bova e un’originale sedia futurista di Fotunato Depero, che simula alla perfezione il seggio vescovile.
A favorire il ripristino e la riapertura del complesso è stata essenziale la disponibilità manifestata dalla Curia arcivescovile napoletana e, particolarmente, dal cardinale Crescenzio Sepe; disponibilità che, peraltro, chi scrive queste righe ha potuto constatare anche relativamente ad altri edifici religiosi, chiusi da decenni e che costituisce estrinsecazione della estrema sensibilità dell’arcivescovo alle sollecitazioni provenienti dai parroci, nei cui territori si trovano siffatti beni culturali/cultuali (si veda quanto scrivevo, in questa stessa [web-]pagina, il 21 novembre 2008): a tutti costoro, dunque, dev’essere rivolto il plauso di quanti hanno a cuore la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di Napoli.










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